Medicine: agli italiani piace il “fai da te”

Medicina - Salute



Come vedono e cosa vogliono gli italiani dai farmaci? Ce lo rivela uno studio condotto in giugno dal Forum per la ricerca biomedica e dal Censis su un campione rappresentativo della popolazione. Secondo l’indagine ben il 46 per cento degli italiani, quando si tratta di medicinali, non rispetta le indicazioni mediche ed assume il farmaco prescritto solo se lo ritiene veramente necessario. Il 4,1 per cento, poi, preferisce scegliere la cura da solo o consigliato da amici. Fortunatamente i pazienti “disobbedienti” soffrono di piccole patologie, mali di stagione e lievi disturbi; sono giovani, laureati o soggetti che autodefiniscono il proprio stato di salute buono o addirittura ottimo. E che, quando la malattia è grave, diventano scrupolosissimi e richiedono assoluta chiarezza ed informazioni dettagliate sulla cura a cui dovranno sottoporsi.




Di estrema importanza risultano quindi il contenuto e il linguaggio dei foglietti illustrativi, che il 38 per cento degli interpellati valuta chiari ed esaustivi, il 28,4 per cento considera troppo complicati e difficili da capire e il 24,4 per cento vede come fonti d’ansia per tutti gli effetti collaterali che indicano, a fronte di un 9,2 per cento che li reputa poco esaurienti.
Da tali dati emerge la necessità diffusa di una corretta informazione, sia essa veicolata dai medici, a cui spetterebbe questa responsabilità secondo la quasi totalità degli italiani, o affidata ai farmacisti, alle riviste scientifiche, ai media e ad Internet. Se i giudizi sull’informazione proveniente dai professionisti della salute sono generalmente positivi, emergono invece posizioni negative riguardo all’efficacia della comunicazione da parte della TV, delle riviste non scientifiche e della pubblicità sui farmaci da banco.


Il Censis ha anche scoperto che l’armadietto dei medicinali è mal fornito in sei case italiane su dieci e che solitamente non contiene altro che materiale di primo soccorso e qualche farmaco per i leggeri malesseri familiari. Contro il 60 per cento degli abitanti del Bel Paese che ammettono di essere sguarniti del necessario, solo il 28 per cento si ritiene ben attrezzato per ogni evenienza e il 3,6 per cento ritiene di avere in casa fin troppe medicine. I più scrupolosi sono i giovani e gli anziani residenti nel centro e nel sud Italia.




Ma esiste anche qualche farmacodipendente? Agli intervistati è stato chiesto se ne hanno conoscenza diretta e il 35,7 per cento ha risposto affermativamente: le cifre aumentano tra i residenti al centro, i laureati e i giovani, che attribuiscono tale dipendenza alla personalità dei conoscenti, troppo ansiosi o ipocondriaci. L’abuso, nell’assunzione dei farmaci, rientra così nel diffuso atteggiamento di eccessiva autonomia rispetto alle prescrizioni mediche: alle medicine vengono richieste risposte che esulano dalla loro efficacia terapeutica, sperando che sostituiscano altri strumenti realmente in grado di risolvere patologie sociali.
Gli esperti sostengono che in molti casi sarebbe proprio la mancanza di fiducia del paziente nei confronti del medico a far interrompere le cure prescritte. La richiesta di un farmaco spesso sottende il l’esigenza di ascolto e la presenza di un malessere psicologico. Per questo, negli ultimi anni, è in forte aumento il ricorso alla medicina alternativa, che prevede innanzitutto una grande attenzione al paziente e ai suoi sintomi. E allora, se la quota degli intervistati che dichiara di fare uso in modo esclusivo dei farmaci non convenzionali è molto ridotta (solo il 3,6 per cento), per molti le medicine di questo tipo sono prodotti naturali che non possono fare alcun male e si rivelano efficaci nel caso di lievi disturbi. Più della metà, infine, richiede che diventino farmaci rimborsabili e desidererebbe anche su di essi un maggiore controllo da parte delle autorità competenti.




Ma cosa pensano gli italiani del federalismo sanitario? Se la maggioranza ritiene che non ha abbia avuto alcuna influenza sull’assistenza farmaceutica (59,3 per cento), per un italiano su quattro (26,4 per cento) l’ha addirittura peggiorata, mentre solo il 14,3 per cento pensa che l’abbia migliorata. E sono soprattutto le persone con uno stato di salute valutato come «insufficiente» e i residenti nel nord-ovest e nel nord-est che, più degli altri, denunciano l’impatto negativo che l’attribuzione a livello regionale delle responsabilità in sanità ha avuto sull’assistenza farmaceutica. Sulla funzione del ticket, poi, le opinioni dei cittadini sono nettamente differenziate: c’è chi lo considera solo uno strumento che riduce la spesa pubblica senza alcun impatto “razionalizzatore” sui consumi, e chi pensa che vada ad incidere sul consumo di farmaci inutili.



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