Meglio il parto naturale. più sicuro anche

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Il parto cesareo in Italia continua ad aumentare: la media annuale è passata dall’11,2 per cento del 1980 al 33,91 per cento nel 2001.Tutte le regioni meridionali sono nettamente al di sopra della media nazionale, con il record della Campania (54,04 per cento nel 2001). Tali dati ci collocano al secondo posto, preceduti solo dal Brasile, nella graduatoria mondiale dei parti cesarei.



Da uno studio condotto dall’Assr (Agenzia per i servizi sanitari e regionali) è emerso anche che sulle schede di dimissione nel 49,4 per cento dei casi non è indicato il motivo del parto cesareo. In molti casi, infatti, non è tanto la conseguenza di una scelta responsabile della futura mamma, quanto invece un atteggiamento difensivo imputabile agli operatori, timorosi di una minima complicazione che possa avere ripercussioni legali.



Fino alla fine degli anni Ottanta studi e ricerche condotti sul parto cesareo sembravano dimostrare che, trascorsi almeno diciotto mesi dall’intervento, era possibile affrontare un nuovo parto senza che si presentasse alcun problema. Ora però, una ricerca condotta da Gordon Smith, ginecologo presso l’Università di Cambridge tra il 1992 e il 1998 su 120.000 gravidanze avvenute in Scozia, è giunta alla conclusione che un primo cesareo raddoppia il rischio di complicazioni per la seconda gravidanza.



Dopo un primo parto chirurgico, infatti, vi sono più probabilità di partorire in anticipo, di dare alla luce un figlio sottopeso e di soffrire complicazioni durante il terzo trimestre di gravidanza. Il ricercatore ha scoperto che il tasso settimanale era di 2.4 bimbi nati morti per ogni 10.000 nascite per quelle donne che avevano subito un cesareo al primo parto mentre il tasso di bimbi nati morti per ogni 10.000 nascite per quelle donne che avevano avuto un parto naturale per il primo figlio era di 1.4. Il rischio di avere un bambino nato morto aumenta alla 34esima settimana della seconda gestazione qualsiasi sia stato il motivo del precedente parto cesareo.



La “breccia uterina” (taglio di circa nove centimetri durante il cesareo) suturandosi occlude alcuni vasi sanguigni della parete dell’utero; cosicché, se durante la gravidanza successiva, la placenta si impianta nella stessa zona, avrà un minore apporto di sangue e di sostanze nutritive.



Nel pubblicare i risultati della ricerca condotta sulla rivista medica britannico The Lancet, i ricercatori di Cambridge hanno sottolineato che la possibilità di avere un bimbo nato morto dopo un cesareo restano comunque molto basse: uno ogni 1.100. nonostante ciò, i medici hanno invitato le future mamme a riflettere prima di effettuare un parto cesareo per motivi non medici.




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