Modì, l’artista maledetto

Cultura - Arte



Dal Museo del Luxembourg di Parigi è arrivata a Milano una rassegna dedicata al genio di Amedeo Modigliani e alla sua intensa e breve vita, segnata irrimediabilmente dall’arte e dal disordine. Le centodieci opere esposte, fra le quali alcune novità rispetto all’edizione francese della mostra, ripercorrono le principali tappe dell’attività del giovane livornese, nato il 12 luglio 1884 da famiglia ebraica. Basso di statura, ma comunque affascinante, Amedeo studia i classici e frequenta il ginnasio, ma è già tormentato da una salute cagionevole, che, appena quattordicenne, lo porta quasi alla morte a causa di una violenta febbre tifoidea. Sopravvisuto inizia a studiare pittura, ma nel 1900 si ammala di tubercolosi. Una volta guarito, la madre lo accompagna in un viaggio attraverso le città d’arte italiane: conosce Napoli, Amalfi, Capri, Roma e Firenze. Ed è sempre la madre nel 1906 a suggerirgli di partire per Parigi, dove resterà per sei anni a Montmatre, per trasferirsi poi a Montparnasse e dove si formerà negli anni della grande rivoluzione cubista, maturando e sperimentando le suggestioni derivate da una certa cultura post-romantica e decadente.



Sin dalle prime tele da lui realizzate traspare l’influenza di Toulouse-Lautrec, Picasso e Cézanne. Il 1909 è l’anno dell’incontro con Brancusi, che lo guida alla scoperta della scultura negra e passa con lui l’estate a Livorno. Nel 1912 ritrae Paul Alexandre, amico dell’artista e suo mecenate insieme a Paul Guillaume e a Leopold Zborowski. Nel dicembre del 1916 Modigliani conosce Jeanne Hébuterne, giovane allieva dell’Academie Colarossi, dai capelli ramati e dallo sguardo magnetico, che diventerà sua compagna di vita, legata a lui dalla medesima passione per l’arte e da un amore dal tragico epilogo.




Ripudiata dal perbenismo della famiglia, che rifiuta la sua relazione con quell’ebreo senza soldi ed alcolizzato, Jeanne dà una figlia a Modigliani e gli resta vicino fino alla notte, fra il 24 e il 25 gennaio del 1920, in cui l’artista muore ricoverato nell’Hôpital de la Charité, vinto dalla tubercolosi e dalla meningite. Qualche giorno dopo, la pittrice ventenne, in attesa del suo seconogenito, decide di togliersi la vita gettandosi da una finestra.




Ritratta in una ventina di quadri e in innumerevoli disegni durante i quattro anni di convivenza dal suo amante, Jeanne Hébuterne è la donna più importante della vita di Modigliani, ma anche della sua pittura, simbolo dell’ideale di bellezza dell’artista.




Ed ora, il talento della fragile ventenne parigina viene messo in luce proprio dall’esposizione milanese, dal titolo La felicità è un angelo dal volto severo con la quale, come sottolinea il suo curatore Marc Restellini, “Modigliani riacquista finalmente la sua vera dimensione, quella di un autore d’avanguardia, nella linea di Derain, Matisse, Picasso, coi quali condivide preoccupazioni artistiche e intellettuali, ma che rimane volontariamente in disparte”.




La felicità è un angelo dal volto severo


Milano, Palazzo Reale


Tel. 899500001


Catalogo Skira



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