Monderman, chi era costui?

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Le sue tesi sono basate su un concetto relativamente elementare: le strade per essere più sicure devono essere più pericolose. Sembra un controsenso, ma per l’esperto olandese è invece un’innegabile verità: gli automobilisti, disorientati dalla mancanza di segnaletica, tendono ad essere più prudenti e attenti, con il risultato di causare meno incidenti.

Questa “filosofia della strada”, già sperimentata con successo in alcune piccole città olandesi verso la metà degli anni 80, è stata inglobata nel piano europeo Shared Space (“spazio condiviso”), a cui partecipano sette comuni di Germania, Belgio, Olanda, Danimarca e Gran Bretagna. Con l’eliminazione progressiva e quasi totale di segnali, strisce e isole perdonali, rimarranno solo alcuni indispensabile accorgimenti visivi per i guidatori: una fila di pietre bianche scanalate per delimitare i bordi stradali a supporto dei non vedenti, la precedenza a destra e un cartello rosso e blu che simboleggia l’inizio della zona a traffico libero.



Alla base del progetto sta la filosofia dello “spazio condiviso” (Shared Space) o delle “strade nude” (Naked Streets), un approccio urbanistico in cui si vuole mettere sullo stesso piano pedoni, ciclisti e automobilisti, responsabilizzando i singoli cittadini. L’eliminazione dei semafori e degli alt obbliga tutti i protagonisti della strada a guidare con più cautela, e soprattutto a cercare il contatto visivo, a guardarsi intorno e negli occhi costantemente. Nessuno potrà affidarsi ciecamente a un segnale di via libera o di stop, ma dovrà negoziare le proprie mosse tenendo conto degli altri. Anche perché è ormai assodato che la presenza di semafori, di strisce e simili segnali di per sé non salvaguarda da incidenti.


Come dichiarò Hans Monderman, prima di morire, al quotidiano tedesco Der Spiegel: Stiamo perdendo la nostra capacità di comportamento responsabile nei confronti della società, a causa delle troppe regole, e quindi sostengo che la soluzione per regolare il traffico sulle strade è insegnare che il pericolo è buona cosa, che l’insicurezza rende più attenti. Perché se non sai esattamente chi ha diritto di circolare quando ci si trova in una strada senza cartelli e strisce, tendi a cercare lo sguardo d’intesa con gli altri utenti della strada, riduci automaticamente la velocità e tendi a prestare più attenzione.

Lo Shared Space è una filosofia opposta a quella del “chi sbaglia paga”, del controllo e della video-sorveglianza agli incroci. Quante volte ci è capitato di passare decine di minuti ad un incrocio con semafori funzionanti o vigili urbani che dirigono il traffico, mentre lo stesso incrocio con i semafori spenti è risultato molto più scorrevole?


Immaginare Napoli e le altre città d’Italia come se le macchine fossero tutt’uno con il resto della città, i pedoni e le bancarelle abusive, non è difficile. Al momento attuale le automobili la fanno da padrona per le strade italiane, ma proprio perché sovrastano tutto ciò che le circonda all’interno dello spazio urbano, creando il caos, tanto vale eliminare questi i confini e provare a responsabilizzare le persone al volante, causando il caos.

Si tratta di un fenomeno in sperimentazione e in espansione – i risultati sono davvero sorprendenti, con una percentuale di incidenti prossima allo zero - ma tra i vari stati europei ad aver dato la propria disponibilità l’Italia non è presente: ma perché non provarci?



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