Musica: il cd? me lo copio

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Tempi duri per i masterizzatori di cd. Alzi la mano chi non ha in casa almeno una “copia” di un disco realizzata al computer. Ebbene, dopo la battaglia legale che ha portato alla chiusura di Napster, il programma gratuito che permetteva di scaricare dalla rete qualsiasi canzone in formato Mp3, il nuovo fronte aperto dalle grandi major discografiche è contro chi copia, grazie ad un semplice masterizzatore i dischi originali su cd vergini. Un sistema che, però, pare non funzionare correttamente.




I primi artisti ad utilizzare sistemi antiduplicazione nei loro dischi (in pratica, una “traccia” invisibile dotata di un software che impedisce la realizzazione di copie masterizzate) sono stati Michael Jackson, Madonna, Five e ‘N Sync. Ma il “caso” è scoppiato dopo la pubblicazione dell’ultimo disco di Natalie Imbruglia, “White lilies island”, uscito in Inghilterra con una protezione (chiamata Cactus Data Shield) che ha sollevato accese critiche. La “traccia invisibile”, infatti, lo fa funzionare solo sugli stereo più tecnologicamente avanzati. Su quelli più vecchi, ma anche sui lettori Cd di computer e delle autoradio, il disco non si riesce a sentire.




Ma come si fa a sapere se un cd dispone di sistemi di protezione? Spesso, non si riesce. In California una donna che aveva acquistato un cd protetto (“A Tribute to Jim Reeves” di Charley Pride), non riuscendo ad ascoltarlo sul proprio computer, ha fatto causa alla casa discografica proprio per non aver indicato questa limitazione sulla copertina. Lo ha indicato, invece, anche se in piccolo, nel suo disco l’italiano Tiziano Ferro: “Questo cd è protetto da una tecnologia anticopia”.



La battaglia comunque è appena agli inizi. Da una parte ci sono i musicisti e le case discografiche che lamentano la perdita di una buona fetta di mercato (nel mondo il 36 per cento dei dischi sono contraffatti, in Italia il 25 per cento, per un valore di 350 miliardi di lire), dall’altra i consumatori, indignati per l’aumento dei prezzi dei cd. Con l’arrivo dell’euro, ad esempio, il prezzo è lievitato in media del 10 per cento, sfondando le 40 mila lire.




A complicare le cose arrivano anche le notizie dalla rete, dove in alcuni siti di hacker già sono state annunciate le prime contromosse. Ovvero un sistema per far saltare questa sorte di “lucchetti virtuali”. Ma c’è di più. Nonostante la chiusura dello “storico” Napster, la distribuzione illegale di canzoni in formato Mp3 in rete continua, grazie ad emuli del famoso programma di scambio, come Limewire e Gnutella. Riusciranno i musicisti a fermare anche queste iniziative? Ai posteri l’ardua sentenza.



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