Occupazione: il lavoro è sempre più autonomo e specializzato.

Economia - Lavoro



Con l’obiettivo di effettuare un’analisi comparativa della resa dei diversi titoli di studio sul mercato del lavoro, per valutare l’efficacia del sistema formativo nel suo complesso, l’istat svolge da qualche anno un’indagine triennale sui percorsi di studio e di lavoro dei diplomati di scuola secondaria superiore. Eccop i principali risultati dell’ultima


I cambiamenti intervenuti in questi ultimi anni nel mercato del lavoro e nel sistema di istruzione universitaria sembrano aver influenzato gli atteggiamenti e i comportamenti dei giovani in uscita
dalla scuola secondaria superiore. A seguito della riforma degli ordinamenti universitari1, che ha introdotto percorsi più articolati e di breve durata con l’obiettivo di aumentare il numero di laureati riducendo gli abbandoni, i giovani diplomati del 2001, intervistati nel 2004 a tre anni dal conseguimento del titolo, mostrano una maggiore propensione a continuare gli studi. Tra i diplomati intervistati nel 2004, infatti, la quota di chi è attivo sul mercato del lavoro è passata dal 72,3 per cento del 2001 al 62,8 per cento del 2004.


Il rapporto tra diplomati e mondo del lavoro, secondo i dati raccolti dall’Istat, presenta un quadro articolato, che si differenzia in base all’indirizzo scolastico di provenienza, al genere e all’area territoriale. Se la partecipazione al mercato del lavoro è molto alta tra chi ha seguito percorsi di tipo professionalizzante (l’88 per cento tra chi proviene dagli istituti professionali e più del 74 per cento tra quanti hanno studiato all’istituto tecnico) risulta, invece, inferiore al 36 per cento tra coloro che hanno seguito gli studi liceali. gran parte di questi ultimi rimanda l’ingresso nella vita attiva perché reputa l’università lo sbocco naturale del proprio ciclo di studi. Ma anche l’area geografica di residenza e il genere influenzano la scelta di entrare subito nella vita attiva. I maschi manifestano una maggiore propensione (65 per cento) a cercare di inserirsi nel mondo del lavoro rispetto alle donne (tra le quali le attive sul mercato del lavoro a tre anni dal diploma sono poco più del 60 per cento), mentre la partecipazione al mercato del lavoro dei diplomati è più alta nel
nord (quasi il 65 per cento) e inferiore di tre punti nelle regioni centro-meridionali (meno del 62 per
cento). Che il proseguimento degli studi sia la motivazione principale della mancata partecipazione al
mercato del lavoro è confermato dall’analisi delle motivazioni dei diplomati che non lavorano e non cercano lavoro: ben 9 inattivi su 10 dichiarano di non essere alla ricerca di un lavoro perché impegnati nel proseguimento degli studi, mentre appena un diplomato inattivo su cento si dichiara scoraggiato dalla mancanza di offerte di lavoro interessanti.


Esiste una forte correlazione tra il tipo di studi concluso e la condizione occupazionale. La percentuale di coloro che hanno trovato lavoro aumenta quanto più marcati sono i contenuti professionalizzanti del tipo di studi seguiti: la percentuale più alta di occupati si registra tra i giovani che hanno conseguito un diploma professionale, (71,2 per cento) mentre i liceali che lavorano sono il 20,9 per cento.


Nei percorsi successivi al diploma le scelte tra studio e lavoro non sono ancora nette e definitive: a tre anni dal diploma, infatti, sono ancora presenti le cosiddette posizioni “miste”, quelle in cui convivono attività
di studio e di lavoro che, nel complesso, riguardano poco più dell’11 per cento dei diplomati. Su 100 diplomati che lavorano, circa 24 risultano impegnati anche in un percorso di studi universitario: di questi, più del 30 per cento ha scelto un lavoro occasionale o stagionale (più diffuso fra i diplomati dei licei e dell’istruzione magistrale) proprio per avere il tempo necessario per proseguire gli studi.


Ma quali occupazioni vanno per la maggiore tra i giovani? A tre anni dal diploma soltanto l’8 per cento dei diplomati occupati svolge un’attività autonoma, mentre poco più del 70 per cento lavora come dipendente, circa il 13 per cento sono lavoratori atipici ed il restante 9 per cento lavora senza un regolare contratto. E gli stipendi? Chi svolge un lavoro continuativo a tempo pieno iniziato dopo il diploma guadagna in media 942 euro al mese. L’andamento delle retribuzioni per genere e area di provenienza, inoltre, riflette lo svantaggio del lavoro delle donne e, più in generale, dei diplomati del Mezzogiorno.


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