Parrucchieri: dai vecchi barbieri agli hair-stylist

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Sciampisti, parrucchieri, barbieri, oggi si chiamano hair-stylist e i loro saloni per stare al passo con la frenetica evoluzione delle mode, e il rapido infittirsi della concorrenza, hanno subito trasformazioni impensabili. Nel centro di Milano c´è un posto, Intrecci, che risponde esattamente a quanto detto. Arredi decisamente high tech, bianco, tanto neon e acciaio lucidissimo e un enorme lampadario a bracci tentacolari in ingresso. L´ atmosfera è informale, si scherza tra i colleghi che lavorano veloci sui clienti, e una mini console che ricorda le postazioni dei dj in discoteca, diffonde musica non stop. Qui il silenzio è bandito: si entra anche per divertirsi, perché farsi tagliare i capelli non è più vissuto come un trauma, significa piuttosto scommettere su una nuova immagine di sé, giocare a chi ha più grinta. E allora dai capelli si spazia al make up, al piercing e alle treccine. I clienti? Uomini e donne in uguale percentuale sembrano gradire questa interpretazione new millennium del salone del parrucchiere.

Sempre nel cuore di Milano c´è un altro posto che invece strenuamente resiste all´avanzata della modernità. è l´Antica Barbieria Colla dove lavora Franco Bompieri, il più famoso barbiere della città. Era una domenica mattina quando emigrò qui negli anni ´50 da un piccolo paese della campagna mantovana: aveva con sé solo una valigia (di legno) colorata da lui stesso in tinta antilope. Il lunedì era già in Galleria di fronte al Camparino, storico luogo di incontro dei barbieri in cerca di lavoranti. Quello stesso pomeriggio ebbe il primo ingaggio e da lì ad oggi i suoi sogni si sono davvero realizzati. Cinquant´anni tra barbe e capelli di vip che ora ha voluto raccogliere in un libro: Presi per i capelli (Mondadori, 127 pagine, 22 mila lire). Scrivere gli è sempre piaciuto, lo ha aiutato a superare gli immancabili momenti difficili, ed ora ha voluto celebrare così questo importante anniversario.

Ne ha viste di teste, questo barbiere letterato nella sua vita. Fin da giovanissimo, quando radeva il matto del paese che chiedeva al piccolo decenne col rasoio in mano se aveva paura di lui. Poi nel tempo fu la volta di nomi famosi come Cuccia, Brera, Tatò, Jannacci, Visconti, Benigni, Moschino legati a ricordi di chiacchierate, piccole confessioni e manie. Bompieri ha sempre amato osservare i suoi clienti e i loro comportamenti tra una frizione e un taglio. Oggi è diverso. I clienti passano, frettolosi, e non sono mai gli stessi come i fedelissimi che un tempo andavano a farsi radere la barba. Adesso ci si arrangia da soli, addirittura ci si rade a zero per risolvere il problema testa a posto. E non si ha più tempo per una chiacchierata in relax.

Il futuro di questa professione? Affatto roseo secondo lui: per gli artigiani il destino è cupo. Anche se i capelli continueranno a crescere e ci sarà sempre bisogno di qualcuno che li tagli. Probabilmente sarà un qualcuno dal nome roboante e dalla scarsa competenza. Ma oltre a questo Bompieri sostiene che il futuro del mestiere è donna. Proprio come succede già da tempo in altri paesi. Perché, forse in molti non lo sospettano nemmeno, ma alla fine sono proprio loro, fidanzate mogli o amanti, e decidere il taglio dei propri partner.



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