Parto pretermine: si può evitare?

Medicina - Mamme



L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce prematuri i neonati venuti alla luce prima della fine della trentasettesima settimana. Oggi, però, i parti prematuri (circa un 11 per cento di quelli totali) spaziano dalla ventitreesima alla trentesima settimana di gestazione. Un lasso di tempo lungo, durante il quale l’arrivo delle doglie può verificarsi in qualsiasi momento, senza che si abbia il tempo di intervenire sulle modificazioni che le provocano.



Nei prematuri sono maggiori i rischi di malformazioni, di mortalità o di conseguenze sulla salute a lungo termine. Il neonato potrebbe riportare danni ai polmoni, incapaci di un regolare scambio gassoso, per la mancanza del composto proteico chiamato surfactante e la conseguente presenza di una sottile membrana attorno agli alveoli polmonari. In generale, poi, il rischio di mortalità nel primo anno di vita resta maggiore nei bambini sottopeso.



All’origine di un parto prematuro possono esserci molteplici fattori. Tra quelli che ne aumentano il rischio la gravidanza gemellare (frequente se si ricorre alle tecniche di fecondazione assistita), che sollecita maggiormente l’utero; il diabete, che può presentarsi durante la gestazione anche in donne che non ne soffrivano in precedenza e che può però essere controllato con un’alimentazione povera di zuccheri. E poi ancora la vaginosi batterica (una delle cause più frequenti), infiammazione prodotta da un’igiene troppo scarsa; la gestosi, sindrome che può manifestarsi nell´ultimo periodo della gravidanza con ipertensione, gonfiore alle gambe e presenza di proteine nelle urine.



Malformazioni all’utero, siano congenite o apparse in gravidanza sono, insieme ai fibromi, un ennesimo fattore di rischio, a cui si aggiunge l’eccessiva abbondanza di liquido amniotico, che, crescendo, distende l´utero e può causare l’inizio del travaglio.



Alcuni ricercatori sostengono che fra le cause dei parti prematuri siano da annoverarsi anche lo stress materno ed un’alimentazione scorretta. Il neozelandese Frank Bloomfield, dopo aver condotto un’indagine sulla specie ovina, sottoponendo le femmine gravide ad una rigida dieta ed ottenendo parti prematuri (dopo 139 invece di 146), ha concluso che anche nelle donne la mancanza vi alcune vitamine ed aminoacidi influisca sullo sviluppo ormonale del feto ed anticipi la gravidanza.



In che modo è dunque possibile prevenire il parto prematuro? Innanzitutto sottoponendosi a controlli periodici, che permettono al ginecologo di controllare l’andamento del collo dell’utero ed individuare la presenza di fattori a rischio. È bene comunicare al proprio medico se si avvertono contrazioni, con quale frequenza capitano episodi di febbre anche se influenzali, o se si notano perdite vaginali diverse dal solito o irritazioni.



Due recenti studi hanno anche fatto il punto sui migliori esami per individuare indicatori dell’imminenza del parto prematuro. Il primo, che porta la firma di medici svizzeri, segnala come uno degli esami più efficaci l’ecografia al collo dell’utero, mentre il secondo, condotto da ricercatori austriaci, promuove la quantificazione della fibronectina fetale quale test per predire il rischio di un parto prematuro.




Tag:


Presente in:

Medicina - Mamme

CONDIVIDI CON I TUOI AMICI E CONOSCENTI
Partecipa anche tu alla discussione *
Elenco articoli in archivio
Selezionare l'anno

(non ci sono ancora articoli in archivio per questa sezione)