Parto sicuro, anche tra le pareti di casa.

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Se n’è parlato in un recente convegno a Modena. Sono sempre più numerose le donne italiane interessate alla possibilità di partorire in casa e di vivere un’esperienza così importante in maniera intima e personale, tanto che, oltre all’assistenza offerta da associazioni private di ostetriche, da qualche tempo si stanno moltiplicando anche le proposte da parte di strutture sanitarie pubbliche, per consentire a mamme e papà di vivere la nascita del proprio figlio in modo più naturale. Nonostante ciò, in Italia la percentuale di parti a domicilio è ancora molto bassa e si attesta intorno allo 0,4 per cento, mentre nel resto d’Europa è mediamente del 2 per cento e nei paesi culturalmente più avanzati le percentuali salgono fino al 14 per cento, per raggiungere addirittura il 32 per cento in Olanda. Non solo, ma ad oggi, nel nostro paese, mancano su questo tema statistiche e dati completi, ma anche gli strumenti legislativi opportuni. Solo in questi giorni sta avanzando alla Camera una proposta di legge sulla tutela del parto che punta ad offrire alla donna e al bambino la migliore delle assistenze e che sancisce il diritto della donna di scegliere tra il parto in ospedale, il parto a domicilio e in specifiche strutture territoriali, mettendo fine alla discriminazione tra parto cesareo e parto naturale, parificando, se verrà approvata, i rimborsi.


Per colmare questo vuoto alcune Regioni si sono quindi dotate di strumenti propri. Com’è avvenuto in Emilia Romagna, dove nel 1998 è stata approvata la Legge regionale sul Parto che riconosce alla donna il diritto di scegliere di partorire gratuitamente anche nella propria abitazione o nelle case di maternità, oltre che negli ospedali. Nel 2004 le tre strutture sanitarie attrezzate per il servizio di Modena, Bologna e Reggio Emilia hanno assistito ben 76 parti a domicilio.


A Modena il servizio di assistenza al parto a domicilio è stato avviato dall’Azienda USL lo scorso anno. Tra le richieste vengono selezionati i casi di gravidanze “a basso rischio”, così definite sulla base di criteri universalmente condivisi del Protocollo di Kloostermann, secondo metodologie che rendono sicuro il parto a domicilio. Ad oggi sono state prese in carico 9 mamme. A Reggio Emilia il servizio, promosso da Azienda USL e Azienda Ospedaliera, è stato attivato nel 1999. “Il primo parto a domicilio” spiega Marilena Pedroni, Ostetrica Responsabile Parto a Domicilio per Reggio Emilia, “è avvenuto nel dicembre 1999. Da allora abbiamo seguito una media di 5-6 parti l’anno. Il servizio prevede attualmente la disponibilità di 9 ostetriche che, a turno, alternano l’attività ospedaliera con quella a domicilio”. È stato Torino il primo centro in Italia ad istituire un servizio pubblico di assistenza al parto a domicilio. Il servizio, avviato nel ’97 sulla base di una delibera dell’Azienda Ospedaliera locale, è gestito in autonomia dalle ostetriche dipendenti ospedaliere. “Dal 1 luglio 97 al 31 dicembre 2004 abbiamo seguito 294 gravidanze”, commenta Ornella Nurisso, Ostetrica Responsabile Parto a Domicilio. “ Di queste, 196 sono risultate idonee al parto a domicilio. I travagli iniziati a domicilio sono stati 155, mentre i parti spontanei portati a termine a domicilio sono stati 130; 25 gestanti sono state trasferite nella struttura ospedaliera prima del parto per l’insorgenza di problematiche. La selezione è molto accurata e prevede la presa in carico dei soli casi esenti da patologia. Ad oggi il servizio prevede la disponibilità di 2 ostetriche. Consigliamo alle madri interessate, di iniziare il percorso quanto prima, possibilmente già dal primo trimestre, per favorire la creazione di una buona relazione terapeutica e di fiducia tra madre e ostetrica, uno degli aspetti basilari del servizio”.


Di parto in casa si è parlato in occasione del recente convegno promosso dall’Associazione Differenza Maternità di Modena, durante il quale le esperienze delle ostetriche professioniste che dagli anni ‘70/’80 hanno avviato le prime esperienze in questo ambito, si sono confrontate con i nuovi servizi di assistenza al parto a domicilio avviate dalle Aziende Sanitarie Locali. La figura dell’ostetrica, la qualità dell’assistenza e dell’accompagnamento alla donna nel “Percorso Nascita”, la sicurezza e i costi economici, sono stati i temi più dibattuti. Dagli interventi è emerso un forte divario tra il numero delle donne accolte nei progetti istituzionali e nei percorsi privati. In quest’ultimo caso il numero delle mamme prese in carico è dell’80 per cento, nel primo caso si ferma al 47 per cento. “L’introduzione del servizio nelle aziende sanitarie”, ha sottolineato durante il convegno Laura Piretti, presidente dell’Associazione Differenza Maternità di Modena, “contribuisce alla diffusione di una cultura della nascita e delle conseguenti pratiche ostetriche, in grado di soddisfare i bisogni di benessere psico-fisico della donna e del neonato. E rende la donna libera di scegliere il luogo dove partorire e il modo con il quale si vuole vivere l’esperienza prima e durante il parto, superando gradualmente l’ospedalizzazione generalizzata e i disagi creati dalla centralizzazione dei parti nei grandi centri ospedalieri. La facoltà di scelta concessa alle donne dalla legge, tuttavia, può essere esercitata solo se esiste la possibilità di essere informate. Rendere accessibile un servizio significa, soprattutto, far sapere che esiste, come e dove lo stesso si svolge”.


Associazione Differenza Maternità


Via del Gambero, 77 - 41100 Modena


Tel. 059.271087


E-mail: difmat@libero.it


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