Pedagogia: come capire la paura

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I disegni e gli scarabocchi spesso mostrano aspetti della personalità del bambino che le sole parole o i gesti non esprimono. È il caso delle paure, veri tormenti che nella libertà di un foglio bianco, matita e colori, si manifestano con grande chiarezza: paura di crescere, di essere abbandonati, di andare a scuola, di venire rapiti, del buio, dei fantasmi. Cui si aggiungono le nuove paure che irrompono nell´immaginario infantile dalla tivù: arerei sui grattacieli, guerra, alluvioni, incidenti, sparatorie…



Ma come interpretarle e, soprattutto, come aiutarli a superarle. Lo spiega in modo chiaro e semplice il libro Bambini e paure (Red Edizioni, 176 pagine, 9,50 euro) scritto a quattro mani da Evi Crotti, psicologa e pedagogista, direttrice a Milano di una scuola di grafologia fra le più importanti d´Italia, e Alberto Magni, medico chirurgo e psicoterapeuta. Un libro il cui messaggio più importante è che le paure, più che curate, vanno capite.



Il manuale, nato da un lavoro di interpretazioni approfondito su 6 mila disegni di bambini dai 2 ai 12 anni, illustra con esempi pratici come leggere nei disegni le paure dei bambini, e suggerisce il modo migliore per contenerle e risolverle. Quattro le parti in cui è diviso: la prima Paure ed emozioni, introduce il discorso delle paure delineandone origine, tipologia, funzioni e modo di manifestarsi nei bambini, la seconda, Tipi psicologici e paure, sintetizza nove profili nel rapporto tra bambini e paure, la terza segue lo sviluppo emotivo del bambino, dalla nascita ai 12 anni, l´ultima infine affronta Le paure più diffuse tra i bambini ed espresse nei loro disegni con 34 schede sintetiche.



Ogni bambino - scrive nell´introduzione Alberto Magni - nei suoi primi anni sperimenta delle paure, che poi vengono superate col tempo purché permettiamo loro di manifestarsi apertamente. Se non lo facciamo, le paure si acutizzano, diventando un vero disagio. La maggior parte della paure, quindi, non sono patologiche ma connaturate con lo sviluppo. Sono sintomi fisiologici del crescere, da conoscere e non da reprimere; sono uno strumento di autoprotezione del bambino.



Per superarle, spiegano i due autori, e limitare i danni c´è una via maestra: non drammatizzarle, lasciarle esprimere, soprattutto con il linguaggio non verbale. Disegni e scarabocchi mostrano infatti aspetti della personalità del bambino che le parole e i gesti non esprimono. Anzi, spesso ne illuminano i significati profondi.



E´ però importante - continua Magni - che l´approccio a questi tema mantenga viva l´attenzione rispettosa della realtà infantile, che sia cioè fondato sulla consapevolezza che l´immaturità psichica, fisica e intellettiva fanno parte della naturale struttura del bambino. Per ultimo, ma non per questo meno importante, è che il genitore deve accettare i ritmi biologici propri di ogni bambino: c´è chi cresce più in fretta e chi più tardi. L´ansia di voler a tutti i costi un bambino ´maturo´ può far perdere di vista l´armonia del suo sviluppo o di soffocare le sue potenzialità.




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