Pedagogia: gli schiaffi servono?

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Gli schiaffoni non servono ad educare i bambini. Lo ha deciso la Cassazione, che ha condannato qualche giorno fa un padre per aver dato un ceffone al figlio. Il caso ha riaperto la questione sulla pedagogicità delle punizioni per i propri ragazzi.



Un caso già sollevato a gennaio di quest´anno dallo scrittore e giornalista Massimo Fini che in un suo articolo aveva proposto una soluzione drastica per risolvere il problema delle baby-gang, la delinquenza minorile: un bel paio di schiaffoni. Molte le lettere che i giornali hanno ricevuto, alcune favorevoli a Fini, altre assolutamente contrarie, segno che al riguardo le idee sono davvero contrastanti.



E a gettare fuoco sui dilemmi educativi dei genitori ci ha pensato anche la Cassazione. Questi i fatti: nel 1990 Stefano P. di Reggio Calabria, padre di Massimo, scopre che il ragazzo ogni tanto si lascia andare a piccoli furtarelli ai danni della madre. Ed un giorno, esasperato dopo aver scoperto che il giovane aveva trattenuto 3 mila lire (la famosa cresta) dopo aver comprato le sigarette alla madre, gli molla un sonoro ceffone.



Risultato: il padre finisce sotto giudizio per lesioni personali con l´aggravante dei futili motivi ed il Tribunale di Reggio Calabria lo condanna quindi a 6 mesi in primo grado. Ma Stefano P. non si arrende e ricorre in Cassazione, che invece conferma la pena, sottolineando che tali condotte sovente provocano gravi lesioni ai malcapitati ragazzi e, comunque, non hanno una positiva valenza educativa, come invece molti genitori continuano a credere.



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