Pediatria: al via i test sui bambini

Medicina - Mamme



Faresti sperimentare i farmaci pediatrici sul tuo bambino? La domanda è d’obbligo, dopo che un recente Decreto Ministeriale (il 139 del 20/3/2001) ha approvato, a partire da dicembre, la possibilità da parte dei medici di base e dei pediatri di condurre, previo assenso scritto dei genitori, la sperimentazione dei farmaci sul territorio. Una strada obbligata, visto che ben il 99 per cento dei farmaci venduti nel nostro paese, non è testato sui bambini.



“Si considerano i bambini come dei piccoli adulti per i quali basta diminuire il dosaggio per ottenere il medesimo risultato - spiega Francesco Tancredi, presidente della Società Italiana di Pediatria che raccoglie 7.000 dei 12.000 pediatri che esercitano in Italia -. In realtà non è così, e in molti casi o i farmaci non hanno avuto effetto o potrebbero esserci anche conseguenze indesiderate. Ma la cosa ancor più preoccupante, è che solo il 6 per cento dei farmaci specifici per i bambini, cioè quelli indicanti anche l´uso pediatrico, è stato effettivamente testato su di loro”.



“Con l’attuale sistema – è l’opinione di Adriana Ceci, del Dipartimento di farmacologia dell’Università di Bari – si rischia. Non basta infatti ridurre i dosaggi a misura di bambino. Ecco perché spero che questo nuovo modo di condurre la sperimentazione non riguarderà solo i farmaci ad esclusivo uso pediatrico, ma anche quelli per adulti di possibile uso pediatrico”.



Dichiarazioni sacrosante, ma che si scontrano con la ovvia diffidenza dei genitori nel trasformare i loro bambini in “piccole cavie” da laboratorio. E la conferma viene anche da Mario Falconi, segretario generale della Federazione italiana medici di famiglia, che si dichiara favorevole ma solo sulla sperimentazione di farmaci ad esclusivo uso pediatrico.



“Se un farmaco – spiega Falconi - presenta effetti indesiderati sui pazienti, minori o adulti, attraverso il sistema istituzionale di farmacovigilanza viene subito avvisata la comunità scientifica. Poiché, dunque, la tossicità di alcuni componenti farmacologici è già nota in pediatria, è del tutto inutile somministrare a un bambino sostanze che si sa già che non vengono tollerate per poi prendere atto degli effetti indesiderati”.




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