Percezione e consapevolezza della scienza.

Tecnologia - Scienza



Il 94,3 per cento degli studenti italiani sa cos’è un Ogm e l’86,7 per cento sa che possono essere modificati piante, batteri, virus e funghi. Il 92,5 per cento sa che il termine elettrosmog si riferisce all’inquinamento da campi elettromagnetici e il 95,6 per cento che il fenomeno riguarda antenne, ripetitori, elettrodotti, ma la parola smog inganna il 10,3 per cento degli intervistati, convinti che esso si riferisca al traffico urbano. Sull’esplorazione spaziale la teoria del big bang è ben nota, ma il 25,3 per cento non sa rispondere sul moto dei satelliti e il 12,7 per cento non conosce la galassia che ospita il nostro pianeta.


Percezione e consapevolezza della scienza, progetto realizzato nell’ambito del ciclo Ethics and Polemics dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, in collaborazione con British Council e Fondazione Rosselli, ha avviato tre iniziative sugli organismi geneticamente modificati, sulle onde elettromagnetiche e sull’esplorazione dello spazio, svolte rispettivamente a Bologna, Roma e Napoli. “All’inizio e al termine delle inchieste sono stati distribuiti più di duemila questionari a 25 istituti secondari di tipo tecnico, scientifico, classico, professionale, magistrale”, spiega Adriana Valente dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr, responsabile del progetto. Dalle indagini emerge che la minore percentuale di risposte errate è del liceo scientifico e che nel complesso le risposte corrette sono comunque alte.


L’iniziativa ha l’obiettivo di avvicinare i giovani alla scienza promuovendo incontri con esperti su temi di interesse generale. Sui rischi connessi alla ricerca, l’85,5 per cento dei giovani ritiene le biotecnologie poco o non accettabili anche nel caso in cui consentano all’economia di essere più competitiva, ma il 28,9 si dichiara disposto a correre dei rischi qualora esse contribuiscano a risolvere il problema della fame nel mondo. “Per i giovani è comunque fondamentale una corretta informazione”, nota Adriana Valente. “L’88,5 per cento, infatti, chiede l’etichettatura dei cibi contenenti Ogm e per il 60,2 per cento va resa nota l’ubicazione delle coltivazioni sperimentali”. Pareri analoghi per le onde elettromagnetiche: l’84,1 per cento dei ragazzi vuol costruire i nuovi elettrodotti lontano dalle scuole per evitare l’aumento della leucemia infantile e il 73,6 per cento ritiene sia meglio demolire anche le linee troppo vicine. Il 68 per cento giustifica misure restrittive perfino per evitare un solo caso di leucemia. Sulla ricerca spaziale, l’81,7 per cento risponde che va finanziata per generare nuove conoscenze sull’origine e il futuro della Terra, il 63,75 per cercare forme di vita aliene e solo il 48,6 e il 22,7 per cento, rispettivamente, per le ricadute in campo civile e militare.


L’inchiesta rileva, in generale, che il 18 per cento dei giovani è molto interessato ai temi scientifici, il 55 per cento lo è poco e il 25 per cento non lo è affatto. Dati in linea con quelli dell’Eurobarometro Europeans S&T 2005, che evidenziano infatti una diminuzione di interesse, verso i temi della scienza e della tecnologia, del 10 per cento rispetto all’indagine del 2001.


“Dal progetto emerge un quadro articolato e non stereotipato: fiducia nella comunità scientifica, ma non troppo nel sistema ricerca; necessità di considerare valori umani e sociali accanto alle evidenze scientifiche; necessità di condividere conoscenze e risultati; scarso credito alla classe politica”, conclude Valente. Da evidenziare infine il 5 per cento circa che ha dichiarato di aver cambiato opinione dopo la partecipazione al progetto, confermando un’esigenza diffusa “la semplificazione nel comunicare la scienza va ricercata nel linguaggio, ma non nella rimozione delle sue componenti critiche e problematiche. Gli specialisti, cioè, non devono comunicare certezze senza sollevare le relative domande. Gli scienziati si devono sentire responsabili di tale funzione comunicativa, poiché i cittadini li ritengono poco impegnati nell’informare il pubblico”.


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