Pidocchi, nemici dei bambini

Medicina - Mamme



Negli ultimi anni il problema dei pidocchi è tornato alla ribalta e, soprattutto nelle scuole, sono aumentati i casi che colpiscono la popolazione infantile. Non si dispone di precisi dati epidemiologici, poichè dal 1992 non vi è più l’obbligo della notifica, ma studi condotti in alcuni paesi hanno rivelato percentuali addirittura del 49 per cento in occasione di una epidemia a Bordeaux, del 20 per cento a Gerusalemme, del 25 per cento a Bristol. In Australia la pediculosi è il terzo disturbo, come frequenza, negli asili nido e nelle scuole materne, subito dopo la dissenteria e la congiuntivite.



I pidocchi sono piccoli insetti molto evoluti, che vivono esclusivamente tra le chiome degli esseri umani, nutrendosi di sangue prelevato da un minuscolo foro sulla pelle. È da sfatare la falsa credenza che avere i pidocchi sia sintomo di una scarsa igiene. Al contrario, i fastidiosi animaletti prediligono proprio i capelli puliti e profumati, tra i quali vivono da uno a due mesi (allontanati dal corpo umano sopravvivono in media due o tre giorni). Alla radice dei capelli le femmine depositano le uova (da 4 a 6 al giorno per un totale di 250-300 ciascuna), chiamate lendini. Queste ultime, fissate ai capelli, hanno l’aspetto di piccole masse di tonalità bianco argentea e consentono di diagnosticare la presenza dei pidocchi, abilissimi invece a nascondersi muovendosi sulla testa. Le uova potrebbero essere scambiate con lamelle di forfora, ma, a differenza di queste ultime, rimangono attaccate ai capelli anche quando li muoviamo.



Ma quali sono i sintomi che ci avvisano della presenza dei pidocchi? Il bambino avverte innanzitutto un prurito ricorrente, inizialmente alla nuca e dietro le orecchie, a cui seguono piccole lesioni sul collo ed un gonfiore nella zona dei linfonodi.



Una volta individuati, i pidocchi vanno eliminati con prodotti specifici, da preferire a qualsiasi “rimedio della nonna” (lavare i capelli con l’aceto o staccare le lendini con il pettine fino), anche se apparentemente efficace.



Tra i farmaci utilizzati per trattare tale disturbo, uno dei meno aggressivi è la permetrina, un derivato sintetico del piretro, poco assorbita dalla cute, che non va comunque utilizzata per i bambini al di sotto dei sei mesi d’età, perchè, pur avendo una bassa tossicità, può provocare reazioni allergiche. Tale sostanza è in commercio in crema all’1 per cento: è sufficiente un’applicazione di due ore, seguita da uno shampoo, per debellare tutti i pidocchi e le loro uova.



Altre sostanze efficaci, vendute direttamente al pubblico ed innocue sono le piretrine, ricavate dai fiori di crisantemo, associate in terapia con il piperonil butossido, che ne potenzia l’effetto. Si applicano in dieci minuti e richiedono un trattamento da cinque a sette giorni dopo il primo per uccidere le ninfe, provenienti dalle uova appena dischiuse.



Il lindano, o gamma-benzene esacloruro, è un altro metodo utilizzato anche in passato per la cura della pediculosi. È venduto sotto forma di shampoo e di lozione all’1 per cento. È però più tossico e meno efficace della permetrina, dato che richiede applicazioni ripetute. Il lindano è infine controindicato nei nati da parto prematuro, nelle donne in gravidanza o durante l’allattamento e nei pazienti che siano soggetti a crisi convulsive.



Occorre ricordare che qualsiasi trattamento va evitato nei bambini che non hanno i pidocchi, in quanto tutti i farmaci, anche i più recenti, possono avere effetti collaterali o scatenare reazioni allergiche. Il rischio si presenta anche quando il trattamento viene effettuato in modo continuativo o troppo ravvicinato.




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