Piercing: i rischi del buco

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Voglia di dolore: all´orecchio, al sopracciglio, al naso, alle labbra, alla lingua, ai capezzoli, all´ombelico, ai genitali. I piercing dipendenti soffrono: quando si fanno bucare, ma anche successivamente per l´insorgenza d´infezioni varie. L´allarme giunge da Rotterdam, dove recentemente si è svolto il Congresso europeo sulle malattie del fegato. Troppa superficialità accompagna spesso il rito del buco e le conseguenze possono essere anche molto gravi. L´elenco è lungo. Partiamo dagli effetti collaterali meno drammatici: per esempio, l´allergia da contatto ai metalli inseriti. Oltre al titanio, nobio, oro 18 carati, qualcuno usa leghe che contengono nichel: i rossori e i pruriti hanno il sopravvento. Se poi il monile è applicato in zone di frizione (come sull´ombelico) possono spuntare infiammazioni e infezioni con pus. Clip alla lingua? A forza di giocarci è facile scheggiare i denti, ma si può anche avere difficoltà nel parlare e perdita di sensibilità: se poi la lingua si gonfia, diventa difficile respirare e mangiare. Ma certo queste sono sciocchezzuole per chi si sottopone senza esitazione alla pratica del piercing, incurante del dolore che provoca l´inserimento del monile. Allora proviamo con il tetano: il metallo se non è puro può arrugginirsi, con conseguenze facilmente immaginabili. Un segnale d´allarme che l´operazione non ha avuto esiti positivi è l´ingrossamento e l´arrossamento delle ghiandole attorno alla zona martoriata: qui bisogna intervenire di antibiotici e la prognosi alle volte può essere molto lunga. L´orecchino inserito nelle zone dove c´è la cartilagine (quindi in punti in cui scorre poco sangue, come il naso) significa facilitare contagi che, non bloccati dai globuli bianchi, persistono nel tempo. Ancora troppo poco? A questo punto non ci resta che parlare di Aids ed epatite B e C. Il virus dell´epatite può insinuarsi in noi facendo diventare la patologia cronica, degenerando in alcuni casi in cirrosi e cancro del fegato. Per l´Aids immaginiamo non serva aggiungere nulla. Entrambe queste malattie sono generate dalla mancanza di igiene e dalla promiscuità degli ambienti in cui viene praticato il piercing. Sapendo che la Piercing Tribe è un popolo di duri, che non si spaventa certo facilmente, consigliamo almeno di affidare la loro belle, non solo in senso metaforico, ad un piercer professionista. Come si riconosce? Innanzitutto dalla sensazione visiva che si prova entrando nel suo studio, poi deve essere in possesso di una certificazione rilasciata dall´Azienda sanitaria locale e distribuire ai clienti un memorandum sulle precauzione da prendere. Ovviamente è necessario che sterilizzi gli attrezzi del mestiere, usi guanti di lattice e aghi monouso. Insomma, un po´ come fa qualsiasi dentista. Come si dice: uomo avvisato, mezzo salvato.


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