Politica: donne brave, ma poco esperte.

Cultura - Attualità



Pari opportunità nelle istituzioni? Valida sì, ma solo a parole. Luci, ma soprattutto ombre, sul ruolo politico delle donne in Italia emergono dall’ultima indagine nazionale sul tema della “questione femminile nel nostro Paese” , presentato all’ultimo Salone europeo della comunicazione tenuto qualche settimana fa a Bologna. L’ha realizzato l’Associazione nazionale della comunicazione pubblica, in collaborazione con l’Istituto Cattaneo, e dimostra chiaramente come ad un desiderio di uguaglianza corrisponda una realtà del tutto diversa.



Se il 40,3% degli intervistati ritiene “più inadeguato che adeguato” il numero di donne in Parlamento (non per nulla l’Italia è agli ultimi posti in Europa sulla percentuale di donne elette), solo il 3,4% le considera davvero esperte in politica, privilegiano in questo caso gli uomini, ritenuti più esperti dal 42,3%. E ancora: sono sempre gli uomini i politici più capaci a realizzare progetti e programmi (20% contro il 18,3%), mentre le donne sono considerati migliori nel farsi capire quando parlano e dall’opinione pubblica (23,8% contro l’11,1%).



Nonostante ci sia una certa coscienza di quanto sia minuscola la pattuglia rosa in Parlamento e che questa debba essere rafforzata, “persiste – come ha detto Rinaldo Vignati, che ha diretto la ricerca – una concezione che ritiene le donne poco adatte all’attività politica o che, comunque, considera non problematica la loro limitata presenza nelle istituzioni. Ho sentito più di un intervistato riconoscere le capacità politiche delle donne, anche se poi accettavano e legittimavano l’attuale ruolo di secondo piano delle donne in politica”.



Il problema maggiore resta quello legato all’incapacità delle donne di “fare lobby” , anche se, secondo un recentissimo sondaggio realizzato da Euromedia Research per conto della Fondazione Bellisario (l’unica un eventuale partito delle donne raccoglierebbe ben il 7% delle preferenze italiane. Cioè più di quanto ha ottenuto la Lega alle ultime elezioni politiche nel 2001. Un piccolo aiuto in questo senso potrebbe anche arrivare dalle famose “quote rosa” , cioè prevedere una percentuale prefissata di donne in Parlamento, ma su questo tema non c’è accordo neppure dalle donne stesse, che rifutano il ruolo di “panda” delle istituzioni.



E forse anche per questo la proposta di legge, che impone una quota minima del 30% per ogni sesso per le candidature elettorali, resta ferma in Parlamento, mentre alle ultime Europee la stessa regola ha fatto passare da 10 a 16 il numero delle euorodeputate italiane. Ma qualcuno si sta ricredendo, come è il caso del ministro Stefania Prestigiacomo: “Non c´è dubbio che la via delle quote è non dico la strada ma comunque una delle strade e non possiamo non percorrerla perché è una via dell´equilibrio e una concreta risposta alla questione delle pari opportunità”.


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