Politica: le “lady di ferro” del terzo millennio

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Tenaci, determinate, insensibili ai compromessi. Chi ha sempre creduto che le donne non sanno comandare dovrà ricredersi. Negli ultimi anni è arrivata una nuova ondata di donne ai ponti di comando dei posti che contano degne successore dell’ex primo ministro inglese (dal 1979 al 1990) Margaret Thatcher , non a caso soprannominata “Lady di ferro” dai dirigenti sovietici di allora. Donne che hanno fatto propria la lezione: quando il gioco si fa duro, le dure cominciano a giocare .




L’ultima arrivata si chiama Manuela Ferreira Leite , nuovo ministro delle finanze e numero due del governo portoghese da poco insediatosi a Lisbona. Sessantuno anni, economista di gran valore, la Ferreira è già stata ribattezzata “senhora de ferro” per il suo programma di riforme che prevede “misure molto violente” per combattere un deficit che ha fatto del Portogallo il fanalino di coda dell’Unione europea. Niente sgravi fiscali, come aveva invece promesso prima della vittoria il primo ministro Durao Barroso, ma drastiche riduzioni della spesa pubblica . I portoghesi, per qualche anno, dovranno insomma tirare la cinghia.




Vero peso massimo della politica internazionale è una donna minuta ma capace di tirare fuori le unghie quando serve. Questo nonostante il nome romantico impostogli dal padre, Condoleezza, una storpiatura dall’italiano “con dolcezza” diventato così per un errore dell’ufficio anagrafe. Condoleezza Rice è infatti il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, praticamente la mente della politica estera del presidente Bush. Quella che da i consigli e fornisce la strategia al “braccio operativo” di Bush, ovvero il segretario di Stato Colin Powell. Le sue idee? Critica verso le missioni umanitarie lanciate da Clinton, si è posta l’obiettivo di sviluppare il sistema di difesa missilistica noto come “Guerre Stellari”.



Dall’Ovest all’Est. Un’altra iron lady di tutto rispetto è la presidente della Lettonia, Vaira Vike-Freiberga , una delle sette donne attualmente presidenti al mondo. Che in un recente incontro con il premier sovietico Vladimir Putin non ha usato mezze misure per descrivere la situazione di dipendenza dall’Occidente dei paesi dell’ex Unione Sovietica (“L’Unione europea non è la mamma, la Nato non è il papà, e noi Baltici non siamo bambini”).




E in Italia ? Pur, come noto, uno degli ultimi paesi al mondo per rappresentanza femminile nelle istituzioni, le poche donne al comando non stanno certo a guardare. A partire da Letizia Moratti , combattivo ministro dell’Istruzione (come sempre, alle donne capitano i ruoli più difficili) che sta lottando duramente per la riforma della scuola italiana . E, per fortuna, c’è anche una nuova generazione in crescita, come dimostra la recente elezione a presidente dei giovani industriali di Anna Maria Artoni , 35 anni, che alle sue prime interviste ha sfoderato diplomazia e voglia di innovare (“L’articolo 18? Importante, ma non determinante”).



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