Politica: nasce la “lobby rosa”

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Mentre a Bruxelles, per la prima volta dopo la caduta del regime dei talebani, le donne afgane s’incontravano per chiedere più rispetto per i loro diritti, a Roma le donne italiane si riunivano per un obiettivo simile: ottenere la perfetta parità nelle candidature politiche tra uomini e donne. Forse è stato un caso, ma fa riflettere il fatto che negli stessi giorni in cui è stata presentata la nuova lobby femminile, che si è data il nome programmatico di “Branco Rosa”, nella capitale belga si sia svolto il primo “vertice” delle donne afgane.



A dispetto dalla distanza culturale ed economica, le donne nel tormentato Afghanistan e nella nostra opulenta Italia lamentano le stesse mancanze e lottano per le identiche cose: ottenere una degna rappresentanza a livello decisionale. E se nelle ultime elezioni politiche solo 87 donne (62 deputate e 25 senatrici) sono risultate elette, poco meno del 10 per cento (un dato che pone l´Italia agli ultimi posti dei governi europei, in Svezia raggiungono il 40 per cento), allora è giusto anche pensare di riscrivere l’articolo 51 della costituzione, come vogliono le associate del “Branco Rosa”.




Quello presentato martedì scorso all’Hotel Plaza di Roma in realtà, non è il primo tentativo di creare quella famigerata “lobby rosa” di cui tutti parlano ma che all’orizzonte ancora non si vede. Ci tentarono per prime le donne di sinistra con la lista “Emily” un paio d’anni fa e ci sta provando ancor oggi la Fondazione Bellisario. Le Branchiste, che schierano tra le loro file Anselma Dall’Olio, Maria Giovanna Maglie, la presidente della provincia milanese Ombretta Colli, Daniela Santanchè, Alessandra Mussolini e Barbara Palombelli, si sono riunite dopo che per settimane l’unica direttrice donna di un settimanale, Maria Luisa Agnese di “Sette”, aveva aperto un dibattito sul tema: “Perché le donne non fanno branco?”. Da qui l’idea di concretizzare la risposta con alcune proposte.




La prima, avanzata anche da Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario, è quella di proporre nelle nomine politiche solo i nomi di donne tratti dalla “lobby” stessa. Già adesso sul sito della Fondazione Bellisario è possibile inviare il proprio curriculum vitae per questo scopo. I nomi delle cento donne più qualificate a ricoprire incarichi pubblici di grande responsabilità, verranno consegnati nel corso dei prossimi mesi al Presidente del Consiglio, così come ai Presidenti di Camera e Senato - in una cerimonia pubblica organizzata ad hoc. Per il Branco Rosa il sito ancora non c’è, ma le adesioni possono essere inviate via e-mail a: brancorosa@libero.it


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