Politica: più donne in parlamento

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Una dei più bei regali fatti alle donne italiane lo scorso 8 marzo è arrivato, bisogna dire inaspettatamente, dalla Camera. Che esattamente il giorno prima della festa rosa, ha dato il primo sì alla modifica dell´articolo 51 della Costituzione. Di fatto aprendo la strada alla concessione delle pari opportunità tra donne ed uomini nell´accesso alle cariche pubbliche ed agli uffici pubblici.

Alla frase dell´articolo tutti i cittadini dell´uno o dell´altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti per legge è stato aggiunta l´importante condizione che a tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini . Fortemente voluta dal ministro per le Pari opportunità, Stefania Prestigiacomo, la modifica dovrà comunque passare per altri tre sì - uno di Montecitorio e due dell´assemblea di Palazzo Madama - prima di entrare a far parte in maniera definitiva della nostra Costituzione.

La speranza di tutte è che finalmente anche in Italia la voce delle donne, ad oggi limitata ad un sussurro, possa farsi sentire anche negli alti livelli della politica. Del resto i numeri parlano chiaro. Nel´ultima legislatura il numero di donne presenti nel Parlamento italiano era di 96 (71 alla Camera e 25 al Senato), ovvero appena il 10,1 per cento sul totale (nel ´94 erano il 13,1 per cento).

Una percentuale che pone l´Italia al sessantanovesimo posto al mondo, lontanissimi da paesi come la Svezia, dove le donne

deputate sono ben il 42,7 per cento (limitatamente alla Camera), la Danimarca (38 per cento), la Finlandia (36,5 per cento) e persino dietro a molti paesi africani come il Congo, lo Zimbabwe, l´Angola e asiatici come il Laos e la Mongolia. Secondo una recente ricerca dell´Eurispes c´è un tetto di cristallo sopra le donne della nostra politica ovvero una soglia invisibile, eppure presente, oltre la quale anche la più agguerrita delle donne non riesce ad andare.

Adesso, dopo la riforma dell´articolo 51, c´è un po´ più di ottimismo. Con questa legge diamo il via a una rivoluzione concreta, ha detto il ministro Prestigiacomo, che ha ricordato comunque che c´è chi ha cercato di boicottare questo voto per una forma di maschilismo. Tentativo fallito, anche se qualche critica è venuta dalle donne dei Verdi e di Rifondazione, che lo hanno bollato come un voto demagogico, una passerella per l´8 marzo.


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