Prematuri: nascite precoci

Medicina - Mamme



In Italia sono circa 2.500 l’anno. Sono i piccoli prematuri, neonati che vedono la luce in anticipo rispetto a quanto Madre Natura ha stabilito e che alla nascita pesano meno di un chilo e mezzo. Fino ad una trentina di anni fa sopravvivevano solo il 20 per cento, ovvero uno su cinque. Oggi, grazie ad indagini più sofisticate e nuove tecniche ecografiche mirate, la percentuale si è ribaltata. L’80 per cento dei bambini nati sotto il chilo e mezzo sopravvive ed il 60 per cento di quelli che alla nascita pesavano meno di 750 grammi.



Ai parti prematuri ha dedicato un programma di monitoraggio internazionale la Vermont University di Washington, con la collaborazione di 350 centri nel mondo di cui cinque italiani, che ha raccoglie i dati di circa 30 mila neonatiche non raggiungono il chilo e mezzo. Tra questi la Clinica Mangiagalli di Milano, all’avanguardia nella diagnosi e cura delle malattie neonatali, che ha seguito i piccoli, a partire dagli anni Ottanta, sino all’età scolare. Con risultati davvero eccellenti.



“La maggiorparte dei bambini – dice Antonio Marini, presidente dell’Associazione italiana per la tutela e l’assistenza della maternità ad alto rischio – gode di ottima salute. Il primo anno è il più duro: servono frequenti controlli medici per valutare l’insorgere di patologie e impostare la fisioterapia e l’alimentazione. Un’integrazione nutrizionale può aumentare di 6-7 punti il quoziente di sviluppo psico-motorio. Solo un 10 per cento dei bambini presenta disabilità gravi: una percentuale non irrilevante che va, però, rapportata all’aumentata sopravvivenza dei piccolissimi. Nel 20-25 per cento dei casi si tratta di disturbi minori come iperattività o deficit di attenzione che migliorano con interventi di sostegno scolastico”.



Ma è a livello di diagnosi e di prevenzione che i passi avanti sono stati davvero molti. Oggi ci si serve di indagini ecografiche mirate per individuare malformazioni scheletriche o difetti dei singoli organi, alcuni dei quali possono essere corretti persino direttamente nell’utero, prima della nascita. Inoltre esistono moderne tecniche di infusione diretta attraverso la placenta che consentono di somministrare farmaci ed anche supporti nutrizionali, come l’acido omega-3. “Dove possibile – spiega ancora Marini – si prolunga il tempo di permanenza nell’utero. Nel 30 per cento dei casi in cui non si riesce, si anticipa la nascita con taglio cesareo”. E grazie alla terapia intensiva con il sulfattante, sostanza prodotta dal feto che serve ad aiutare i polmoni a respirare meglio, si riesce a far sopravvivere anche piccolissimi nati tra la 24ima e la 28ima settimana”.




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