Psiche: giudizi al primo sguardo.

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Una prima occhiata e via, il giudizio è fatto. Come dire, il colpo di fulmine non solo esiste ma spesso è anche la scelta più giusta da fare. Malcolm Gladwell, giornalista scientifico del “The New Yorker Magazine” (già autore de “Il punto critico” sulla percezione che abbiamo di ciò che ci circonda) ci crede talmente da aver formulato su questo concetto una nuova teoria, basandola su prove concrete, che ha espresso in “Blink”, il suo ultimo libro (sottotitolo “The power of thinking without thinking”, ovvero il potere di pensare senza pensiero), diventato in breve un best-seller che ha sollevato discussioni a non finire.



Gladwell, in sintesi, ci dice che la prima impressione che abbiamo di una persona (ma anche di un film, di un libro, di un vestito, di una casa da comprare etc.) è quella giusta. Proverbi e detti come “la notte porta consiglio” o “non si giudica un libro dalla copertina”, insomma, sarebbero una bufala. Sono i primi due secondi di giudizio quelli che contano davvero, il resto sono solo speculazioni, anzi avere troppe informazioni spesso è controproducente. “In molte situazioni – sostiene Gladwell -, particolarmente in quelle di stress, occorre fidarsi soltanto di quanto il cervello ha elaborato in questi 2 secondi, senza dilungarsi in lunghe riflessioni”.



L’intuizione batte la riflessione. E su questo qualche sospetto c’è sempre stato. Solo che adesso, grazie al libro del giornalista americano, che spiega la cosa come dovuta ad una rete di meccanismi neurologici – chiamata “cognizione rapida” -, abbiamo qualche esempio in più su cui confrontarci. Uno, descritto nel libro, riguarda il Cook County Hospital di Chicago, il quale da quando i suoi medici sono stati istruiti a raccogliere solo poche informazioni sui loro pazienti che hanno avuto attacchi di cuore (pressione sanguigna e qualche altro fattore chiave), è divenuto uno dei migliori ospedali degli Stati Uniti per la diagnosi delle malattie di cuores.



Ancora più significativo l’episodio con cui si apre il libro. Nell´83 al californiano Getty Museum fu offerta una statua di marmo risalente al VI secolo a.C.. Subito un´equipe di scienziati ed esperti studiò per 14 mesi ogni centimetro di questo presunto capolavoro dell´arte greca, dichiarandola autentica. Ma quando la statua venne mostrata al nostro critico di storia dell’arte Federico Zeri, questi dopo appena pochi secondi disse: E´ un falso. Ed, in effetti, era proprio così.


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