Randstad ‘workmonitor’

Economia - Banca
prima edizione 2011 del ‘Workmonitor’

prima edizione 2011 del ‘Workmonitor’

I social network sono sempre più uno strumento professionale utile e un’efficace fonte di informazioni per la ricerca di una nuova occupazione. 


Questo è quanto risulta dalla , l’indagine che Randstad, società di servizio per le Risorse Umane, svolge trimestralmente per sondare l’andamento del mercato del lavoro a livello europeo. 


Al campione di ‘Workmonitor’ è stato chiesto quanto i social network possano offrire vantaggi professionali nel cercare un nuovo lavoro, nel promuovere il proprio profilo come dipendenti, nell’affrontare un colloquio, nel reperire informazioni sulle aziende, nel migliorare la propria visibilità nei confronti del mercato del lavoro. 


Dal sondaggio Randstad ‘Workmonitor’ è emerso che i social media sono una leva sostanziale nella relazione fra gli Italiani e la fruizione della rete in generale - il 72% dei lavoratori nostri connazionali possiede un account, al pari degli inglesi e in misura di poco inferiore solo agli americani (77%). 


Il 54% di italiani dichiara di aver rinnovato il proprio profilo almeno una volta nell’ultimo mese, una percentuale superiore rispetto ad americani (49%), inglesi (47%), francesi e tedeschi (entrambi circa 43%).


Nella ricerca di un nuovo lavoro, l’Italia risulta il Paese in cui i lavoratori si fidano maggiormente delle informazioni reperite sui social media riguardanti le aziende (47%), mentre la Gran Bretagna è, al polo opposto, lo stato più scettico (35%). 


Un italiano su due (59%), dichiara di non presentare la propria candidatura a una azienda con una web reputation negativa, una tendenza che coinvolge anche i  tedeschi (60%) e a seguire i Francesi (54%). 


Oltre alla ricerca di un nuovo impiego, i social network si diffondono sempre più anche come strumento per lavorare. Un trend che anche in questo caso prende sempre più piede in Italia (49%), staccando gli altri Paesi (Germania 32%, Gran Bretagna 30%, Stati Uniti 27%, e Francia 29%).


Ma perché gli italiani cercano un nuovo lavoro?


E’ questo un risultato molto interessante dell’indagine ‘Workmonitor’ di Randstad. Per il 33% la motivazione principale è rappresentata dalle circostanze organizzative (riorganizzazione, fusione, ecc..), mentre, a sorpresa, il datore di lavoro è la causa del cambiamento per il 25% degli intervistati. In pochi ricercano un nuovo lavoro per una crescita nell’attuale professione (13%) e addirittura solo il 7% per una crescita professionale e di ruolo.


Questo il quadro che emerge dall’analisi delle interviste effettuate da Randstad nel primo trimestre 2011 su un campione di oltre 3.200 lavoratori, di età compresa tra i 18 e 65 anni, in Italia, Germania, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti con l’obiettivo di monitorare l’atteggiamento dei lavoratori verso la mobilità. 


La popolazione di riferimento dello studio ‘Workmonitor’ di Randstad riguarda professionisti di età compresa tra i 18 e 65 anni, che lavorano almeno per 24 ore alla settimana e percepiscono un compenso economico per questa attività. Sono esclusi dall’indagine i lavoratori autonomi. 








 




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