Riflessi italiani sulle tele di un fiammingo.

Cultura - Arte



Milano rende omaggio ad Anton Van Dyck con una importante esposizione che documenta l’influenza dell’arte italiana nella pittura dell’artista fiammingo, curata nell’allestimento da Luca Ronconi, Direttore Artistico del Piccolo Teatro di Milano, che si cimenta per la prima volta con l’allestimento di una mostra, anche se il teatro ha da sempre attinto all’opera di Van Dyck per la ricchezza delle vesti dei personaggi ritratti.


La mostra propone trentasei capolavori del grande artista e vuole sottolineare la ricerca e le meditazioni del pittore fiammingo sulla nostra arte, che poi progressivamente abbandon
sua attività artistica.


Pittore amato e ricercato dalle grandi famiglie di tutta Europa, in particolare dalla corte inglese, per la sua altissima abilità quale ritrattista, Van Dyck emerge all’interno del panorama artistico del primo Seicento per la raffinatezza, la grazia, la sobrietà delle sue pennellate. Discepolo preferito di Rubens, il cui influsso sarà una costante in tutta la sua arte, si differenzia dal maestro proprio in queste qualità di estrema eleganza: nei suoi ritratti raffigura i personaggi in pose aristocratiche ed eleganti, negli abiti sontuosi dell’epoca; nelle opere a soggetto storico egli ricerca un naturalismo aspro ma mai chiassoso o fragoroso; nelle opere a soggetto religioso egli esprime i sentimenti più intimi e devoti in maniera delicata e tenue.


Tra il 1621 e il 1627 il pittore soggiorna in Italia ed ha l’occasione di visitare Genova, Venezia, Torino, Roma, Palermo e di conoscere l’arte veneta e Tiziano. Tra le numerosissime opere portate a termine in questo periodo, vi sono il Ritratto del Cardinale Bentivoglio, che già i contemporanei definirono “una meraviglia dell’arte” e il ritratto di Dama genovese con il figlio, straordinario per la resa del morbido e luminoso velluto nero dell’abito, per la prima volta in Italia. Ricevette anche numerose commissioni per pale d’altare, tra le quali la più importante è la pala per l’Oratorio del Rosario a Palermo.


Dopo il successo delle ultime mostre su Van Dyck allestite a Washington, a Genova e a Londra/Anversa, Anton Van Dyck - Riflessi italiani, in programma a palazzo Reale fino al 20 giugno prossimo, vuole esplorare l’insieme dell’attività pittorica dell’artista fiammingo ed illustrare come l’incontro con Tiziano, Correggio ed in generale con l’arte italiana del tardo Cinquecento abbiano sul discepolo del fiammingo Rubens un effetto dirompente.


In esposizione trentasei grandi capolavori: i due ritratti della National Gallery di Washington, le opere della National Gallery di Londra e di Dublino, del Prado, della Gemaldegalerie di Berlino, di Strasburgo, Bruxelles e Anversa, di Palazzo Corsini, dei Musei Capitolini e di Brera, per non citare il capolavoro assoluto del pittore belga, quel Ritratto del cardinale Bentivoglio che eccezionalmente la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino accetta di prestare ad una mostra di Van Dyck.


Anton Van Dyck - Riflessi italiani


19 febbraio-20 giugno 2004


Milano, Palazzo Reale




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