Rock indiano: tempo di bhangra

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Suoni spirituali, musiche dal profondo dell´anima. Per la tradizione indiana la musica ha da sempre avuto origini divine: Dio stesso è musica, un suono che pervade l´intero universo, denominato nada, ovvero il suono primordiale. Gran parte del fascino dei raga e dei tala, le principali forme melodiche della musica indiana, sta proprio in questo fortissimo legame con le divinità e con il nostro lato spirituale. Tanto che non ne esistono codici scritti. La musica indiana viene tramandata solo oralmente.

Oggi, alle soglie del Terzo Millennio, la musica indiana non è mai stata così popolare in Occidente. Sia quella cosiddetta classica, ma soprattutto quella moderna. Il rock, il jazz e addirittura la techno ne hanno assorbito le potenti influenze e le hanno mescolate ai nuovi suoni. Portando i musicisti indiani in testa alle classifiche. Molto del merito spetta ai grandi maestri come Ali Akbar Kahn, 78 anni, detto il Bach indiano, il più grande suonatore di sarod, Ravi Shankar, 80 anni, uno dei maggiori esponenti del sitar, la cui musica per il film Gandhi gli valse la candidatura per l´Oscar e che nel 1969 la rivista americana Billboard Magazine nominò musicista dell´anno, o Zakir Hussain, 49 anni di Bombay, il re della tabla, autore di musiche per Il piccolo Buddha di Bertolucci e Apocalypse Now di Coppola, che vanta collaborazioni nel jazz (suona con il gruppo fusion degli Shakti), nel rock (con i Grateful Dead) e nella musica contemporanea (ha lavorato con Philip Glass e Mickey Hart per la composizione dell´inno delle olimpiadi di Atlanta 1996).

Ma è soprattutto dal panorama underground dell´East London, il quartiere della capitale inglese abitato dalla numerosissima comunità indo pakistana, che stanno emergendo le forme più moderne ed estreme del rock indiano. Nomi come i Cornershop, gli Asian Dub Foundation, Bally Sagoo, che ha venduto a tutt´oggi 20 milioni di dischi, e Talvin Singh sono la punta di diamante del genere Bhangra. Che mescola senza inibizioni rock, punk, ragamuffin, techno e dance, filtrati attraverso la tradizione musicale indiana del Punjab.

Formati da Tjinder Singh e Ben Ayres, i Cornershop sono arrivati al successo planetario con il loro terzo disco When I was born for the 7th time che conteneva l´hit Brimful of Asha, una canzoncina orecchiabile in pieno stile sixties. Ma il loro sound è fatto anche di escursioni nell´avanguardia techno-rock, che li ha fatti accomunare al genietto multiforme Beck (di cui sono stati il gruppo spalla in una passata tournée). Dopo alcuni singoli usciti con poca continuità negli ultimi anni, hanno esordito l´anno scorso con un nuovo progetto, denominato Clinton. Nel quale rivisitano la disco music anni Settanta (Chic) con suoni moderni alla Daft Punk.

Ben più cattivi e arrabbiati gli Asian Dub Foundation, gruppo formato nel 1993 da Aniruddha Das, il bassista Dr. Das, nei laboratori di musica asiatica che lui stesso teneva, assieme ad uno suo studente quindicenne, Deeder Zaman (Master D, l´mc del gruppo), che rappa sin dai 9 anni con gruppi come i Joi e gli State of Bengal. A loro si sono uniti il dj John Pandit (Pandit G), famoso per le sue performance nei party underground e nei sound system, il chitarrista Chandrasonic, già membro del gruppo di techno-dub Higher Intelligence Agency, e Saanjay Tailor (Sun-J), dj della scena rave. Il loro primo hit è stata la canzone di protesta Free Satpal Ram, dedicato alla causa di un giovane indiano accusato di omicidio nel 1986, dopo che si era difeso dall´assalto in un ristorante di Birmingham di un gruppo di sei ragazzi inglesi.

A marzo scorso è uscito il loro ultimo album Community music, che li conferma come band emergente della Bhangra Music. Ancora tanto ragamuffin, sempre con un filo di vena polemica nei testi, ma anche un omaggio al grande cantante pakistano Nusrath Fateh Ali Khan, scomparso l´anno scorso. Dopo essere stati supporter dei Rage Against The Machine, torneranno in Italia in tour a maggio il 9 a Milano, il 10 a Modena, l´11 a Napoli, il 13 a Marghera (Venezia) e il 14 a Firenze. Se amate le vibrazioni di energia, con un filo di misticismo, non perdeteveli.



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