Salute: le fatiche del rientro.

Medicina - Attualità



Ferie riposanti, certo. Ma al ritorno? Per molti, non è facile tornare ricaricati ed in piena forma, nonostante la pausa, al lavoro. E’ stata ribattezzata “sindrome da rientro” e colpisce dal 10 (secondo l’Istat) al 13 per cento (secondo un’indagine del mensile Riza, condotta da istituto Tns Abacus) dei lavoratori italiani – ovvero uno su sette – in particolar modo le donne, e si manifesta con un senso di stordimento, calo dell´attenzione, mal di testa, digestione difficile, raffreddore, mal di gola, tosse e vari dolori muscolari. Ma può arrivare anche a disturbi depressivi che, nei casi più gravi, possono minare le funzioni immunitarie e facilitare l´arrivo di patologie come diabete, cancro, infarto.



In realtà, secondo la dottoressa Maria Rita Pati, docente di psicologia dello sviluppo e coordinatrice del servizio di counceling dell´Università Cattolica di Milano, più che di una vera e propria sindrome da rientro sarebbe meglio parlare di ansia da rientro. In gergo medico, infatti, la sindrome è rappresentata da una serie di sintomi, attraverso i quali si può compilare una diagnosi e per la sindrome da rientro non si può formulare alcuna diagnosi. Questo perché i sintomi sono diversi a seconda delle persone e dei ritmi di vita cui sono sottoposte. In sostanza, un buon rimedio contro questa sindrome sarebbe quella di provare a capire il motivo per cui il rientro è così spesso temuto.



Quello che succede in realtà è che nel passare dalla spiaggia all´ufficio le abitudini cambiano in modo repentino. Questo cambiamento, come qualsiasi altro del resto, produce una perturbazione nell´equilibrio del nostro organismo che va a colpire la sfera psichica. Un problema che non riguarda solo le ferie, anzi per molte persone qualcosa di analogo si verifica anche quando iniziano le vacanze, quando, cioè, l´ufficio deve essere lasciato. C´è di più. Secondo Giorgio Bert, presidente della Società italiana di counseling in medicina, chi è gratificato dal proprio lavoro può stressarsi di più in vacanza e non ha problemi a tornare. Soffrirebbe al rientro, perciò, chi in qualche modo parte già stressato e può cadere così facilmente vittima di quei disturbi psichici, fisici ed emotivi attribuiti allo stress.



C’è da considerare, inoltre, anche l’aspetto del cambio di stagionalità. L’accorciamento delle giornate, l’abbassamento della temperatura, possono scatenare, soprattutto nelle persone metereopatiche, quella che è considerata la sindrome d’autunno, che arriva a colpire, secondo una ricerca del mensile Riza su un campione di 932 soggetti di età compresa tra i 24 e i 66 anni, anche in forma leggera ben tre italiani su quattro (74%), soprattutto insegnanti 30-50enni di sesso maschile e casalinghe. Insopportabili per li uomini, dopo le settimane di relax estive, il traffico (30% degli intervistati), la ripresa del lavoro (23%) e il panino mangiato di corsa (17%), mentre l´insoddisfazione sul lavoro abbatte ulteriormente un maschio su tre. Depressione in agguato anche per le donne, afflitte dalle corse per accompagnare e andare a prendere i figli (35%), dalle poche soddisfazione sul lavoro e dal gestire contemporaneamente la casa (23%) e dal fatto che rispetto all´anno prima non sia cambiato niente (16%).



Ma come rientrare nel tran-tran quotidiano senza perdere in un lampo i benefici delle vacanze? Tra gli accorgimenti più consigliati il primo è quello di prepararsi al cambiamento. Se, infatti, la prima ragione dello stress sta nella difficoltà ad adattarsi al cambiamento, prepararsi per tempo quando ancora si è in vacanza può essere di grande aiuto. È preferibile, perciò, evitare di fare le ore piccole in discoteca o dedicarsi a grandi abbuffate prima della partenza ma anche, appena tornati, cercare di non perdere le abitudini riscoperte durante le vacanze. Quanto al ritorno al lavoro l´ideale è essere il più possibile graduali. Perciò nella prima settimana darsi piccoli obiettivi e una volta superato lo shock da rientro impegnarsi in progetti di lavoro più ambiziosi.


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