Scienza: poche donne in ricerca

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Che fatica essere donne di scienza. Fra tutti i settori del mondo del lavoro, quello in cui la presenza femminile è più scarsa è sicuramente la ricerca scientifica. Secondo un rapporto redatto dall´European Technology Assessment Network, che ha fotografato il suolo delle donne nella ricerca, le cattedre univesritarie in ambito scientifico occupate da studiose sono appena il 7 per cento. E tr i memebri dell´Accademia delle Scienze, appena il 3 per cento sono donne.




I motivi? Da una parte c´è sicuramente una colpa storica del mondo dell´istruzione. In uno studio francese è emerso che il 72 per cento dei ragazzi si ritiene dotato in matematica, contro il 62 per cento delle ragazze. Forse proprio per questo gli insegnanti dedicano ai ragazzi il 20 per cento del loro tempo in più, interrogano meno le giovani e, quando lo fanno, le interrompono spesso. Inoltre, i genitori che auspicano una carriera scientifica ai maschi sono il 70 per cento, mentre solo il 45 per cento vorrebbe vedere la propria figlia occupata nel mondo della scienza.




Una volta fatta, comunque, questa scelta non va molto meglio. Uno studio dello Swedish Medical Research Council ha dimostrato che, per ottenere fondi, le donne devono aver pubblicato più del doppio rispetto agli uomini. Un dato simile a quello messo in evidenza da Rossella Palomba, dirigente del Cnr, nel suo libro Figlie di Minerva (Franco Angeli Editore), primo rapporto sulle carriere femminili negli enti pubblici di ricerca italiani. Che ha calcolato che, per ottenere promozioni pari a quelle di un ricercatore, una ricercatrice deve essere 2,6 volte più brava.



“Oggi - scrive la Palomba - esistono ancora discriminazioni tra uomini e donnein vari campi della scienza. Queste discriminazioni sono di vario genere: orizzontale, poiché le donne sono concentrate in alcuni campi scientifici, come le scienze biologiche e mediche, o in settori specifici all´interno di discipline più vaste; verticale, poiché in tutte le istituzioni scientifiche pubbliche le donne, pur costituendo in molti casi più della metà del personale scientifico, sono comunque presenti in misura molto ridotta tra i dirigenti e praticamente assenti ai vertici decisionali degli Enti pubblici di ricerca”.




Proprio per colmare questo divario è stato creato il premio For Women in Science, sotto la doppia egidia dell´Unesco e del gruppo L´Oreal, nei cui laboratori il 55 per cento dei ricercatori è donna. Nell´edizione di quest´anno sono state premiate cinque ricercatrici di cinque continenti diversi (su oltre 800 candidate): l´egiziana Nagwa Meguid per le sue ricerche sulla sindrome di Down e la distrofia, l´americana Shirley Tilghman ancora per le ricerche genetiche, la messicana Ana Maria Lopez Colome per gli studi sull´origine della cecità, l´indiana Indira Nath per uno studio sui meccanismi della lebbra e la tedesca Mary Osborne, ideatrice di una nuova tecnologia per individuare le proteine.




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