Scienza: vestiti benefici.

Moda - Sfilate





L’abito non solo fa il monaco, ma comincia anche a far bene alla salute. Le ultime innovazioni dell’industria dell’abbigliamento sono orientate proprio in questa direzione, grazie a nuovissimi tessuti con proprietà benefiche, antiallergiche ed antinfiammatorie, o biodegradabili, nel pieno rispetto dell’ambiente. Insomma, oltre al classico “dimmi come ti vesti e ti dirò chi sei”, in un prossimo futuro potremmo aggiungere un “dimmi come ti vesti e ti dirò come stai”.



Partiamo dal Crabyon, una fibra realizzata con una particolare sostanza, il chiosano (derivato della chitina, ricavata dalla corazza di certi granchi. Ideata in Giappone, è stata importata in Italia di recente e presentata al Bitec di Cernobbio. La sua particolarità, la cui efficacia è stata testata anche dal Dipartimento di Microbiologia della Facoltà di Scienze Fisiche e Naturali dell´Università di Modena, è di essere una fibra che, grazie al chiosano, al contatto con la pelle produce un effetto antibatterico e al contempo evita al tessuto di assorbire gli odori. E’ inoltre degradabile, non risulta creare alcun tipo di reattività allergica, ed è facilmente mischiabile con altre fibre tessili come lana, lino, cotone, al cui è aspetto è per certi versi assimilabile.



Dal Giappone alla Francia. L’Istituto Pasteur di Lillla ha di recente testato il sistema Microstop, uno speciale trattamento antiacaro rafforzato dall’aggiunta di estratto di crisantemo. Grazie ai piretri naturali contenuti in questi fiore, è possibile realizzare tessuti antiallergici, indicati soprattutto per la copertura di materassi e guanciali. Dal mare arriva invece l’Ascophyllum nodosum, un’alga marina che, in combinazione con una fibra cellulosica, produce un materiale capace di trasmettere alla pelle di chi lo indossa benefiche sostanze antinfiammatorie e, secondo studi ancora in corso, sarà in grado di combattere radicali liberi e inquinamento atmosferico.



Ma un delle direzioni più battute resta quello dei tessuti biodegradabili. Come i filati realizzati con acido polylattico, un polimero costituito da
molecole di acido lattico usato anche in microchirurgia estetica. O ancora il sasawashi, filato riciclabile realizzato in Giappone dal bambù nano che protegge dagli sbalzi termici, assorbe l’umidità ed il sudore e ripara dai raggi UV. “La pelle – spiega Corinna Rigoni, dermatologa dell’università Statale di Milano – è molto sensibile al tipo di tessuto con cui viene in contatto. Pur non essendo una “carta assorbente”, altamente lascerebbe passare ogni sorta di sostanze nocive, è in grado di veicolare all’interno dell’organismo i più diversi prodotti. Da qui la possibilità di attribuire ad un tessuto, quindi ad un vestito, proprietà protettive e curative.


Tag:


Presente in:

Moda - Sfilate

CONDIVIDI CON I TUOI AMICI E CONOSCENTI
Partecipa anche tu alla discussione *
Elenco articoli in archivio
Selezionare l'anno

(non ci sono ancora articoli in archivio per questa sezione)