Sessualità: il cybersex avanza.

Psicologia - Sesso



Numeri non ce ne sono. Perché chi ne è colpito, e parliamo comunque di molte migliaia (secondo alcune stime il 6% dei maschi italiani tra i 20 e i 45 anni), difficilmente ne parla apertamente, confessando i propri problemi. E’, in ogni caso, un fenomeno molto vasto ed in forte crescita, di cui solo da poco si comincia ad affrontare seriamente anche in Italia, grazie ai gruppi di discussione e di aiuto nati negli ultimi tempi. Insomma la pornodipendenza, c’è e non è da sottovalutare.



Ad introdurre per primo il termine di Internet Addiction Disorder, ovvero della dipendenza dal web in tutte le sue forme ma soprattutto con un orientamento alla pornografia, fu nel 1995 il dottor Ivan Goldberg. Più di recente il professor Alvin Cooper del Marital Services and Sexuality Centre di San José, in California, ha evidenziato come ben otto visitatori abituali di siti a contenuto sessuale su dieci sono a rischio di sviluppare un disturbo da dipendenza sessuale di cui non soffrivano prima di navigare online. Sono i cosiddetti “compulsivi del cybersex”.



Oggi l’estrema facilità di poter trovare contenuti pornografici in rete, dalle immagini patinate stile Playboy alle devianze sessuali più estreme, senza costi a parte quelli del collegamento e senza filtri di età, è un dato di fatto. Il risultato è una totale perdita della realtà nella sfera sessuale, che porta molto spesso all’annullamento delle relazioni interpersonali, specie quelle con l’altro sesso. Con gravi ripercussioni in ambito sociale. Tocca soprattutto i giovani, maschi soprattutto ma anche donne, ma le patologie più gravi si riscontrano negli adulti.



“Il pornodipendente - spiega Gianni Lanari, psicoterapeuta e presidente del Centro italiano sviluppo psicologia di Roma - soffre di una patologia ossessivo-compulsiva. Non può fare a meno della pornografia ed è posseduto da essa. Perde l’integrità personale e la libertà: si rifugia in un mondo di fantasie sessuali, lontano spesso dalla normale vita amorosa e dal rapporto con gli altri”.



Ne sa qualcosa Vincenzo Punzi, 60 anni, libero professionista ed ex pornodipendente: “Ho iniziato nel 1996. Il mio unico scopo era guardare pornografia su internet. Quattro, cinque, persino otto ore di seguito. Trascuravo il lavoro e mi isolavo socialmente. Con le donne un disastro: ero spesso impotente”. Punzi nell’aprile del 2003, su consiglio dello psicologo che lo aveva in cura, ha fondato l’unico gruppo italiano di auto, riunito adesso nel sito Noallapornodipendenza.it. Oggi gli iscritti al gruppo, seguiti da quattro psicologi, sono 880 e il sito ha avuto 40 mila contatti in pochi mesi. Un punto di approdo sicuro per chi vuole uscire da questo problema.


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