Sicuri, veloci, efficaci. questo sono per gli italiani i farmaci da banco.

Medicina - Attualità



Più del 64 per cento degli italiani ritiene che in caso di piccoli disturbi ci si possa curare da soli, perché “nessuno meglio di noi stessi è in grado di capire quali siano i rimedi efficaci per affrontare con facilità e sicurezza i lievi malesseri”. L’automedicazione è il modo più rapido per ottenere immediato sollievo, anche in virtù di una esperienza personale positiva: il livello di soddisfazione di chi si è curato con un farmaco OTC (cioè, da banco o di automedicazione) è infatti del 95 per cento. La possibilità di vendere farmaci in luoghi diversi dalle farmacie è molto gradita dagli italiani e il 92 per cento della popolazione è a conoscenza di questa opportunità.


Sono questi alcuni dei risultati più significativi della ricerca condotta dal CENSIS per conto di ANIFA, l’Associazione Nazionale dell’Industria Farmaceutica dell’Automedicazione, sul nuovo rapporto tra cittadini e farmaci da banco. Un’indagine che ha cercato di analizzare, ad un anno ormai dall’entrata in vigore della Legge Bersani, quali siano realmente oggi le determinanti nella scelta e nell’utilizzo del farmaco da banco, e se e come esse siano mutate assecondando l’incessante dibattito degli ultimi mesi sul tema delle liberalizzazioni.


“Il primo dato importante che emerge dal rapporto”, osserva Sergio Daniotti, presidente di ANIFA, “è che il farmaco non può assolutamente essere assimilato ad altri prodotti del mass-market; le persone ormai denotano atteggiamenti maturi e capacità di utilizzare con oculatezza sia le informazioni selezionate sia le esperienze effettuate, per scegliere il medicinale più adatto, apprezzandone al contempo la facilità d’uso e l’efficacia.


Il 57,4 per cento degli intervistati, infatti, dichiara di riutilizzare un farmaco che ha dato risultati positivi, il 55 per cento prende solitamente quelli che conosce meglio: quasi il 36 per cento fa riferimento ai consigli avuti, in particolare dagli esperti. Molto positivo, poi, il giudizio sull’utilizzo di tali farmaci: infatti il 95,1 per cento degli intervistati ha dichiarato di essere rimasto soddisfatto l’ultima volta che ha usato un medicinale OTC, in particolare quasi il 93 per cento degli intervistati esprime un giudizio positivo circa l’efficacia dei farmaci OTC, il 91,2 per cento li ritiene di facile utilizzo, l’87,4 per cento valuta positivamente la loro sicurezza; infine, quasi l’85 per cento degli intervistati ne apprezza la facilità di scelta e un 53 per cento la convenienza nel prezzo.


L’indagine conferma il favore degli italiani alla possibilità di vendere farmaci OTC nei supermercati”, spiega Carla Collicelli, Vice Direttore del CENSIS. “Quasi il 61 per cento degli italiani è infatti favorevole alla vendita di farmaci OTC in luoghi diversi dalle farmacie; i più favorevoli sono i laureati (68,5 per cento), i giovani (64,3 per cento) e gli adulti (67,3 per cento). Però ben l’81 per cento sostiene che i farmaci da automedicazione non devono essere venduti senza che vi sia un esperto (in particolare, un farmacista) capace di dare i consigli adeguati. Oltre il 60 per cento degli intervistati pensa che nei luoghi diversi dalle farmacie debba essere garantita un’offerta che, in termini di tipologie di farmaci messi a disposizione, sia uguale a quella delle farmacie”


“Concretamente, poi”, osserva ancora Carla Collicelli, “meno del 12 per cento degli intervistati ha acquistato farmaci in luoghi diversi dalle farmacie: nei supermercati, nelle parafarmacie e in negozi diversi. Dai dati emerge poi che per i consumatori sarebbe pienamente accettabile una evoluzione del ruolo del marchio del farmaco: oltre il 54 per cento degli intervistati si è dichiarato favorevole all’ipotesi che, pensando ad un farmaco senza ricetta per piccoli disturbi con un marchio di cui si fida, sia opportuno consentire a tale marchio di mettere in commercio farmaci senza ricetta per curare anche altri e diversi sintomi, rispetto a quello per il quale la persona lo ha utilizzato.”


“Il parere favorevole degli italiani alla possibilità di trovare sul mercato farmaci – con o senza ricetta – per disturbi diversi con lo stesso marchio”, conclude Daniotti, “va letta dentro le dinamiche di modernizzazione, dove il consumatore è protagonista, perché gestisce gli strumenti della propria autonomia piuttosto che subire le strategie degli altri soggetti del mercato. È questa stessa voglia di maggior libertà che ci sostiene nella convinzione che sia opportuno un allargamento complessivo dell’offerta di farmaci di automedicazione e un allineamento ai principali Paesi europei. Il pubblico è maturo, consapevole, e come tale deve essere considerato.


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