Silvia baraldini: il caso che ha diviso l´italia

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Santa o strega? Martire o assassina? Pacifista o terrorista? Come succede, esageratamente e troppo spesso nel nostro paese, il caso di Silvia Baraldini, rientrata in Italia il 25 agosto scorso dopo aver trascorso 17 anni nelle carceri americane, ha diviso il paese in due.

Da una parte chi la vede come una paladina della lotta contro una giustizia miope e ottusa. Dall´altra invece chi la giudica come una terrorista pericolosa e critica tutto quello che e´ stato fatto per riportarla in Italia, soprattutto le celebrazioni e le accoglienze che ha ricevuto (prima tra tutte quella del Ministro di Grazia e Giustizia Diliberto).

Per cercare di capire questa storia ripercorriamo la vita di Silvia Baraldini. Silvia nasce a Roma il 12 dicembre del 1947. A 14 anni si trasferisce con i genitori a New York dove, otto anni dopo, entrera´ nel gruppo delle Pantere Nere prima di approdare nel 1975 al gruppo paramilitare 19 maggio (dalla data dell´assassinio di Martin Luther King). Il 9 novembre 1982 viene arrestata con l´accusa di associazione sovversiva e per aver partecipato nel 1981 ad una rapina ad un furgone a New York (morirono due agenti e una guardia privata).

Il calvario della Baraldini comincia nel luglio del 1983: e´ riconosciuta colpevole per la rapina di New York ed anche per aver organizzato la tentata evasione della militante nera Joanne Chesimard (nome di battaglia Assata Shakur). E´ condannata a 43 anni di carcere, che diventeranno poi 25 per buona condotta. Nel 1987 le viene offerto uno sconto di pena se denuncera´ i suoi compagni: Silvia sceglie il silenzio e finisce nella terribile prigione di Lexington nel Kentucky, riservata agli irriducibili. Nel 1988 si ammala di tumore. Da allora dall´Italia arriveranno cinque richieste di trasferimento della Baraldini in un carcere italiano. Il governo americano accetta solo il 19 giugno di quest´anno, ma solo a condizione che la Baraldini sconti tutto il resto della pena in (che scade nel 2008) Italia.

Questa la cronaca, anche se e´ doveroso sottolineare che la Baraldini all´interno del gruppo terroristico aveva compiti secondari (guidava le auto nelle varie rapine, molte non portate mai a termine) e non ha mai sparato un solo colpo di pistola. Ora e´ nelle carceri di Rebibbia a Roma dove restera´ sino al 2008 (a meno di un rilascio in liberta´ condizionata´). Ed ora la parola a voi? Ritenete giusto quello che e´ stato fatto per riportare Silvia Baraldini in Italia? Rispondete al nostro sondaggio o dateci un parere in message board.


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