Società: ecco i ´bambini alpha´

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Individuare il piccolo leader nelle bande di ragazzini, regalargli una decina di copie del nuovissimo videogioco prima che entri in commercio e lasciare che, grazie al suo carisma ed al passaparola, lo promuova più o meno inconsciamente tra i suoi coetanei. E´ l´ultima arma usata dagli ingegnosi uomini di marketing americani, al posto delle costosissime campagne pubblicitarie in Tv, radio e giornali. Ma i genitori insorgono.



Si chiama buzz marketing o marketing virale ed ha nel suo profeta Malcolm Gladwell, che l´anno scorso gli ha dedicato un libro, The Tipping Point, andato a ruba tra gli esperti di comunicazione. La lezione, ovvero che il passaparola ed il meccanismo dell´emulazione valgono più di mille spot, l´ha imparata alla perfezione la Hasbro, il gigante americano già produttore del Furby, per lanciare sul mercato il Pox, nuovissimo videogioco portatile interattivo, dove è possibile lanciare sfide a distanza grazie ad una ricetrasmittente incorporata.




La Hasbro è andata a scovare nei cortili e nei campi di basket del quartiere i bambini alpha, cioè i leader - tra gli 8 e i 13 anni - di un gruppo, quelli che decidono le regole e sono considerati dagli altri i più tosti. Ne ha scelti 1.600, li ha riuniti nella sede di Chicago e ha donato loro 30 dollari e undici copie del Pox. Una da tenere per sé, le altre da regalare agli amici. Ma alla vigilia del lancio mondiale del gioco sono scoppiate le polemiche. L´associazione di tutela dei consumatori australiana Young Media Australia è insorta: La tecnica della Hasbro è vergognosa, cercano di fare soldi sfruttando l´infanzia.




Ma non è solo la Hasbro ad usare il marketing virale. Esperimenti simili li ha fatti anche la Lego per il lancio della nuova serie Bionicle, reclutando gruppi di ragazzini trendsetter. Così come la Disney Italia, che per diffondere il cd-rom interattivo Il ballo della giungla, ha pensato di regalarne una copia a figli di personaggi famosi. Altro caso italiano celebre, studiato persino alla Harvard Business Scholl, è quello delle patatine Pringles. Molti mesi prima della campagna pubblicitaria di lancio, sono state fatte circolare in poche discoteche di tendenza. Tutti le volevano, ma nei supermercati non si trovavano ancora. Cosa che le ha rese desiderabili e ne ha garantito lo strepitoso successo.




E tu, cosa ne pensi? Ritieni moralmente condivisibile il marketing virale? Scrivi un tuo parere in message board e rispondi al nostro sondaggio online.



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