Società: eutanasia sì o no

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Può un paese civile, nel terzo millennio, concedere ai propri cittadini il diritto di scegliere quando morire? L’eutanasia – o “dolce morte” o “suicidio assistito” – torna a far parlare di sé dopo l’entrata in vigore in Olanda della legge più avanzata al mondo su questo tema. Una legge, approvata dal Parlamento il 10 aprile scorso (48 voti favorevoli e 28 contrari), che ha sollevato molte critiche, ed è stata accolta con orrore nella nostra cattolicissima Italia.



Di fatto già tollerata dal governo olandese (nel 2000 sono stati registrati ben 2.113 casi di morte assistita, la maggior parte per malati terminali di cancro, anche se la cifra è probabilmente in difetto), l’eutanasia diventa a tutti gli effetti legale e i medici portanno praticarla, senza più essere penalmente perseguibili, ma solo se rispetteranno certi criteri . La scelta, “volontaria e ben meditata”, dovrà essere espressa per iscritto dal malato e le sue condizioni dovranno essere considerate “insopportabili”. La soglia minima d’età è di 16 anni , ma può scendere sino ai 12 anni, previa approvazione dei genitori.




Prima dell’Olanda altri paesi avvano introdotto norme meno restrittive, come la Danimarca dove è in vigore dal 92’ una legge che prevede che il paziente possa lasciare disposizioni scritte che autorizzino i medici a “staccare la spina”, e la Germania . Anche l’ Australia nel ’95 ha avuto une legge simile a quella olandese che riconosceva come diritto per il paziente il suicidio assistito e l’eutanasia, ma è stata abrogata nel ’97. E’ ancora in vigore invece in Oregon , mentre scalpore ha destato la notizia della giovane inglese che è stata autorizzata dall’ Alta Corte di Londra a scegliere quando poter spegnere la macchina che la tiene in vita.




Di fronte a questi primi tentativi di concedere la libertà dell’atto più estremo, l’Italia alza il muro. Da noi, infatti, l’eutanasia è ancora equiparata all’omicidio , anche se esite il riconoscimento del diritto del malato a rifiutare le terapie . Nel giugno del 2000 Ezio Forzatti, che nel ‘98 entrò con una pistola scarica nell´Ospedale di Monza minacciando i medici e staccò il respiratore alla moglie , gravemente malata e in coma, venne condannato a 6 anni e 6 mesi per omicidio volontario e premeditato.




Dopo che l’ex ministro Veronesi aveva espresso, proprio dopo questo caso, tutte le proprie perplessità, oggi il ministro della Sanità Sirchia è molto più intollerante sul tema. “Sull´eutanasia il mio è un no secco , senza possibili ripensamenti – ha dichiarato qualche giorno fa -. In determinate condizioni si può chiedere al medico di non insistere nelle terapie , ma non di trasformarsi in carnefice. Mi auguro che l´esempio olandese non venga seguito nel nostro paese. Il parlamento è sovrano nello stabilire orientamenti morali e bisogna prevedere con razionalità le dinamiche che si innescano”.



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