Società: figli prima, carriera dopo

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I media l’hanno ribattezzata “la teoria di Tooley” . Lui è James Tooley, sociologo inglese e autore del libro “The Miseducation of women”, in cui lancia un chiarissimo invito alle donne, soprattutto a quelle “in carriera”: attente, state sbagliando, prima di buttarvi a capofitto sul lavoro fate qualche figlio. Alla carriera, secondo Tooley, è meglio pensare dopo i 35 anni, anche perché così diventa una sorta di autostrada sino alla pensione. I figli? L’età ideale per metterli al mondo è intorno ai 20 anni, ma va bene anche sino a 27.




Secondo Tooley uno dei motivi nel sollecitare le donne a fare figli prima di quanto si faccia oggi (la media italiana, una delle più alte in Europa, è di 30,4 anni) è dovuta anche ai problemi di fertilità. Una donna “sana” tra i 20 e i 30 anni, che fa un tentativo in un periodo fertile, ha il 25 per cento di possibilità di restare incinta. A 30 anni la possibilità si riduce già del 10-15 per cento. Per questo al servizio sterilità della clinica Mangiagalli di Milano, non vengono accettate alla fecondazione artificiale donne al di sopra dei 40 anni. Motivo? I risultati sono ancora troppo scarsi.




Insomma, Tooley ha davvero ragione a sostenere che il mondo femminile dovrebbe cominciare a lavorare molto più tardi? Sì, anche secondo l’economista statunitense Sylvia Ann Hewlett, che qualche tempo fa aveva teorizzato qualcosa di molto simile, quando verificò che quasi tutte le donne in carriera americane non avevano figli e che tante di loro avrebbero voluto averne “dopo”. Salvo non riuscirci, proprio perché le tecniche di fecondazione non sempre funzionano a dovere. Ecco perché la Hewlett definì questo stato di cose “la grande truffa”.




Eppure la realtà oggettiva è completamente diversa e tutto questo rischia di restare mera teoria, come spiega la sociologa Chiara Saraceno: “Perché se è vero che l’età del lavoro si è allungata e che a cinquant’anni le donne sono ancora una forza lavoro, figurarsi a 35. Le regole, però non sono queste: se ti presenti a quell’età sul mercato del lavoro e per giunta sei del sesso sbagliato, ci saranno sempre dei maschi rampanti o giovani determinate e senza famiglia che sbaraglieranno il campo. Figurati, un datore di lavoro non avrà dubbi: che curriculum è “35enne, laureata, fino ad oggi madre di due figli…”? Allora o cambia mentalità o resta teoria… ”. Difficile dargli torto, soprattutto in Italia.



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