Società: l’elisir di lunga vita

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Probabilmente non arriveremo mai all’età di Matusalemme, che si dice abbia vissuto sino a 969 anni. Ma raddoppiare le probabilità di vita attuali sì. Nelle previsioni dei ricercatori, già entro la fine di questo secolo. Lo ha pronosticato Michael Zey, professore di economia alla Monclair State University e autore di due libri sul futuro, in occasione della conferenza annuale della World Future Society a San Francisco: “Stiamo bussando alla porta dell’immortalità. Credo che entro il 2075 potremmo raggiungere i 180 anni, o anche più, e la stima è per difetto”. E qualcuno azzarda anche la fantascientifica età di 500 anni.



Possibile? Non tutti gli scienziati sono d’accordo, ma è certo che l’attesa di vita dell’uomo nell’ultimo secolo abbia raggiunto cifre prima impensabili. Basti pensare che si è passati dai 16 anni appena della preistoria, attraverso i 35 del medio evo, sino ai 47 a inizio del ‘900 e ai 74 per gli uomini e 78 per le donne nel 1989. E secondo il sito Longestlife.com entro il 2010 si arriverà ai 100 anni. Oggi in Italia l’aspettativa di vita è di 79,2 anni (76 per gli uomini e 82,6 per le donne). I più longevi al mondo sono gli andorrani, con 83,4 anni, seguiti da Macao (81,7) e San Marino (81,3). Tutti gli ultimi posti, invece, sono occupati da stati africani, con i 35,2 anni del Botswana, i 35,4 del Mozambico e i 36,5 di Zimbabwe e Malawi.



Le maggiori attese sono soprattutto sugli sviluppi della genetica. Alcuni scienziati sono già riusciti a manipolare geni di moscerini, vermi e topi aumentandone la sopravvivenza. Studi sui moscerini della frutta hanno permesso di incrementare di un terzo la durata della loro vita. Trasferendo questo dato sull’uomo, ecco che dai 120 anni (il limite massimo mai raggiunto dall’uomo sono i 122 anni toccati dalla nonnina francese Jeanne Clement), si arriva sino ai 180. La soluzione è quella di impedire la produzione di radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento delle nostre cellule. Ma anche la sostituzione di organi con quelli costruiti in laboratorio, oppure la creazione, grazie alle nanotecnologie, di molecole capaci di autoreplicarsi.




“Prima di pensare a rallentare l’orologio biologico che determina l’età della vita – dice Umberto Senin, gerontologo all’Università di Perugia – si dovrebbe riflettere sulla qualità della vita. Se è vero che sta aumentando il numero di persone in età avanzata, non diminuiscono, però, gli anni vissuti in situazione di disabilità: 7,5 per le donne e 5,4 per gli uomini. Ecco di cosa dovrebbe davvero occuparsi la ricerca scientifica: cercare di capire quali sono i motivi che fanno perdere autonomia ad una persona anziana e garantire le migliori condizioni psicofisiche di vita”.



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