Società: la paura paralizza i giovani italiani

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Estremamente fragili ed insicuri, i ragazzi oggi cadono vittime di paure tipicamente infantili, come quella del buio o di rimenere da soli.


Degli 860 italiani tra i sedici e i trentadue anni, intervistati da Eta Meta Research, due giovani su tre sostengono che sia inutile nascondere i propri timori e reputano normale averne qualcuno più o meno superabile. Solo il 7 per cento dichiara spavaldo di non avere paura di nulla in particolare. Le ragazze soffrono soprattutto di solitudine (un 46 per cento) e di “ansia da prestazione” : il 65 per cento teme più di ogni altra cosa di non saper soddisfare sessualmente il partner.




I maschi, invece, sembrano più preoccupati del risvolto sentimentale del rapporto affettivo, di cui il 54 per cento non si sente “all’atezza”. Più insicuri delle loro coetanee, i ragazzi temono di “essere lasciati” o rimpiazzati da un miglior partito. Motivo di turbamento risultano per tutti “i piccoli fastidi legati alle cose comuni”: ad un 32 per cento degli intervistati pare “impossibile prendere tram, autobus e metro senza provare disagio all’idea di chi si è seduto sui sedili o ha toccato le maniglie prima di loro”. Scarsa anche la tolleranza verso chi stranutisce, resipra o tossisce nelle vicinanze.




Di fronte alle molteplici fobie i giovani si angosciano e si scoprono incapaci di superarle. Solo il 13 per cento vive l’ansia come uno stimolo a reagire positivamente alle difficoltà. In molti sono poi convinti che i motivi della propria angoscia vadano tenuti nascosti e non condivisi con gli amici, per non rischiare l’esclusione dal gruppo, nei riguardi del quale ci si vede inferiori o inadeguati. Con il tempo, però, sembra che la metà dei giovani timorosi riesca a superare le proprie paure, o almeno a tenerle sotto controllo.



La psicologia insegna che la paura nasce come un meccanismo di controllo, un complesso fenomeno psicologico, biologico e sociale, che dovrebbe difenderci dai pericoli. Solo quando sfugge ad ogni controllo diventa patologica. Spesso create e coltivate dalla nostra fantasia, le paure possono essere destrutturate e superate.
E se invece anche la paura avesse origini biologiche? Quello che fino ad ora era solo un sospetto prende corpo in seguito alla pubblicazione, sulla rivista Genome research, di uno studio internazionale coordinato dal professor Alberto Fernandez Teruel dell’Università Autonoma di Barcellona. Secondo i ricercatori il gene da cui ha origine una delle più comuni emozioni di uomini ed animali si celerebbe nel cromosoma 5. A sviluppare o a controllare le nostre le angosce sarebbe quindi una caratteristica del Dna, congiunta all’influenza dell’ambiente. I risultati, ottenuti da esperimenti condotti su topolini, a parere degli scienziati possono essere applicati anche al genere umano, per immaginare nel futuro un farmaco antipanico, capace di controllare le reazioni di soggetti a rischio di crisi d’ansia.



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