Società: mariti maneschi.

Cultura - Attualità



Tredici anni di violenze. Fisiche, economiche, sessuali, ma soprattutto psicologiche. Sono allarmanti i dati presentati nell’ultimo rapporto di Telefono Rosa, associazione che dal 1991 opera per fornire sostegno alle donne vittime di violenza domestica. Allarmanti perché il fenomeno continua a crescere, ma anche per il perdurare di forme di omertà che, per forza di cose, sottostimano i dati.



Il rapporto – che prende in esame i dati rilevati dall’associazione nel periodo 1991-2003 – evidenzia un forte aumento delle violenze di tipo psicologico, passate dal 34,9% del 1991 al 41,2% del 2003, e quelle economiche, dall´8% del 1991 al 19,7% del 2003. Segno che le donne, forti di un’autostima recuperata, attribuiscono lo stesso valore alle varie espressioni della violenza (fisica, psicologica, economica). Ma aumentano anche le violenze fisiche (34,2% contro il 33,9 del ´91), mentre sono in calo quelle sessuali (3,7% contro il 23,2% del 1991) ma solo perché questo genere di violenza non si rivolge direttamente al Telefono Rosa ma deposita la sua denuncia ai presidi medici e di polizia.



Non si tratta, come si potrebbe pensare, di violenze che nascono in situazioni di disagio ed emarginazione. I dati della ricerca tracciano, al contrario, il profilo di un marito (o convivente) tra i 35 e i 54 anni, con un livello culturale medio e un lavoro regolare. Nel 22,5% dei casi un impiegato, nel 14,2% un operaio, nel 11,3% un libero professionista, un commerciante nel 7,6% ed un pensionato nel 7,5%. Simile l’identikit della donna che subisce: tra i 34 e 54 anni, con un livello culturale medio-alto (si registra un incremento del 6% tra le laureate), che porta avanti una relazione stabile con il proprio partner.



Violenze quotidiane (nel 2003 l’85%, dato più elevato mai registrato, commesse con regolarità), la cui percezione però è cambiata notevolmente negli anni da parte delle donne, che stanno prendendo sempre più conoscenza di sé e dei limiti del proprio partner. Sono sempre meno, infatti, i “motivi caratteriali” (“è fatto cosi” o “non lo fa per cattiveria”) per spiegare l’esplosione di violenza, passati dal 36,7% del 1991 all’1,2% del 2003; aumentano invece i “senza motivo” , che passano dal 9,3% del 1991 al 20% del 2003, e i “motivi di gelosia” che vanno dal 13,4% del 1991 al 44,8% del 2003.



Preoccupano ancora, purtroppo, le reazioni di fronte alla violenza subita. Tra le donne che si rivolgono all´associazione, infatti, aumenta la percentuale di quelle che non compiono alcuna azione difensiva per opporsi. “L’uomo violento - ha sottolineato Paola Matteucci, la psicologa che ha contribuito alla ricerca - è colui che, insicuro, debole e totalmente fragile nella sua identità maschile, cerca di eludere con la violenza quel processo di discussione di sé che, oggi, la donna gli impone”.


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