Società: quando le città assordano

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Si è dovuto scomodare persino il Papa, che lo scorso luglio a Les Combes, in Val d’Aosta, durante le sue ultime vacanze montane, ha tessuto un elogio del silenzio come “momento di serenità, di riflessione, di ascesi spirituale”. Anche lui si deve essere accorta dei livelli preoccupanti che l’inquinamento acustico ha raggiunto nelle nostre città, che si nota di più proprio d’estate quando tenere le finestre spalancate è d’obbligo, e ha cercato di porre l’attenzione sul problema, naturalmente a modo suo.

Ma non è solo il Papa a preoccuparsi dell’eccessivo rumore di cui siamo circondati durante il giorno, soprattutto nelle grandi città. Anche l’Unione europea ha posto tra i suoi obiettivi la riduzione dell’inquinamento acustico nei paesi membri. L’Ue ha stimato che circa il 20 per cento della popolazione dell´Europa occidentale (ovvero 80 milioni di persone) subisca livelli di inquinamento acustico considerati inaccettabili dagli esperti. Le cause sono il traffico, l´industria e diverse attività ricreative, come i locali notturni aperti fino a tardi.

Eh si, perché i problemi si sentono soprattutto di notte, quando si vuole dormire invece di sentire le chiacchiere del bar sotto casa. Secondo uno studio dell’università romana La Sapienza già con 40 decibel (il rumore causato da una semplice conversazione telefonica) il sonno viene disturbato e sarebbe necessario dormire per altri 20 minuti. Con 50 decibel (una persona che parla con voce normale) si svegliano i bambini, con 70 (il trillo di un telefono o un colpo di clacson) viene interrotto il sonno Rem, quello che ci permette di sognare.



In Italia, la legge quadro sull’inquinamento acustico del 6 ottobre 1995 ha imposto per le aree urbane dei limiti precisi: 65 decibel di giorno e 55 di notte, oggi variati a seconda del tipo di zona considerata: ospedali, scuole e parchi hanno 50 e 40, le aree residenziali 55 e 45, 60 e 50 per quelle miste abitazioni-uffici e 70-60 per le aree prevalentemente industriali. In realtà la situazione è ben diversa. Dei 962 Comuni italiani (su un totale di 8.100) che hanno consegnato all’Apat, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente, i piani di classificazione delle aree interessate per la zonizzazione acustica, solo 8 sono in grado di garantire i limiti previsti.

La sfida al rumore pare quindi persa già in partenza, anche se esistono alcune oasi felici, città dove il risanamento acustico è in atto con ottimi risultati. E’ il caso di Ancona, dove vengono utilizzati nei lavori di manutenzione stradale asfalto fonoassorbente, in grado di ridurre da 60 a 45i decibel del traffico. O di La Spezia, dove è stata studiata una fascia di rispetto di 30-70 metri tra il porto e le abitazioni. O ancora Trento, che ha avuto l’idea sicuramente più originale: prevedere nel nuovo regolamento edilizio una distanza minima delle case dalla strada che varia (5, 10 o 15 metri) a secondo del livello di rumorosità e un’altezza maggiorata dei primi piani; tre mosche bianche in un oceano di suoni e rumori.


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