Società: rivoluzione single

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Un tempo, non lontano, erano solo un fenomeno di costume. Buono per sfornare qualche libro da classifica o una divertente commedia che sbanchi il botteghino. Oggi, però, le cose stanno cambiando e i single stanno diventando una vera forza sociale. Che conquista spazi e chiede sempre più diritti. Specie negli Stati Uniti, dove rappresentano uno dei più potenti gruppi di consumatori. E l’Italia, benché più lontana, sta seguendo gli stessi passi.



A tracciare la fotografia dei single americani ci ha pensato il settimanale economico “Business Week” , che ha dedicato un’inchiesta a quella che descrive come una rivoluzione dei valori di organizzazione sociale. Difficile dargli torto, a guardare i numeri: i single in America sono già 86 milioni (il 30,66 per cento della popolazione), rappresentano il 42 per cento della forza lavoro, il 40 per cento degli acquirenti di case e il 35 per cento degli elettori (favorevoli più ai democratici che ai repubblicani di Gorge W. Bush).



Insomma, se l’America sta cambiando è soprattutto grazie a loro: coppie non sposate, coppie gay e divorziati. Sono loro la “nuova famiglia americana” , avversata dai conservatori che gridano allo scandalo per “una società sgretolata di sottogruppi, ognuno preoccupato del proprio interesse e dove le vittime sono i figli”. Eppure, secondo “Business Week”, rimangono l’unico gruppo sociale ancora ignorato dalle leggi federali antidiscriminazione. Guadagnano, infatti, il 25 per cento in meno rispetto alle coppie non sposate, non hanno diritto agli stessi benefici sanitari e pensionistici e sono discriminati quando vogliono ottenere un mutuo per comprare casa.



Anche in Italia, almeno numericamente, la forza dei single sta pian piano crescendo. Sono 5 milioni e 210 mila, il 9,14 per cento dell’intera popolazione, ma rappresentano già il 23,9 per cento della famiglie italiane (erano il 21,1 per cento nel 1995). Una scelta più da uomini, fatta dal 6,7 per cento dei maschi sotto i 44 anni, contro il 4,4 per cento delle donne, ma comunque in crescita, anche nel versante femminile. Segno di crisi della famiglia tradizionale? “Non è la famiglia ad essere in crisi – spiega il sociologo Giampaolo Fabris -, ma il modello di famiglia che abbiamo conosciuto fin qui, quella tradizionale. Ne stanno subentrando altre, che spesso non sono meno ricche dal punto di vista emozionale o meno appaganti”.


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