Società: vivere (e bene) oltre i 60 anni

Cultura - Attualità




Viaggiano moltissimo, vanno al cinema, a teatro o in palestra, frequentano corsi di danza, di inglese o informatica, leggono libri e quotidiani, vanno a ballare in discoteca. E, a volte, si innamorano. Sono le sessantenni di oggi, felici di esserlo e golose di vita. Che rifiutano i ruoli canonici in cui le vuole regalare la società, di nonna cui parcheggiare i
nipoti o di vedova inconsolabile. Sono donne che non vogliono lasciarsi scappare l´allungamento della vita offerta oggi dalla medicina.

Altro che signore di mezza età. Le statistiche e le indagini sociologiche le descrivono sempre più spesso come donne iperattive, che non si arrendono alla menopausa e sono in grado di ritrovare, soprattutto dopo i cinquanta ma anche dopo i sessanta, la qualità della vita ed il piacere dell´attività sessuale. Sono informate e curiose, il 52,7 per cento delle ultrasessantenni legge i quotidiani almeno una volta la settimana ed il 45,9 per cento da uno a tre libri l´anno. Per non parlare del boom delle iscrizioni alle Università della
terza età, dove rappresentano la stragrande maggioranza.

Insomma, quella delle over 60 è una generazione attivissima. Che non rinuncia ai piaceri della vita: il 20 per cento frequenta regolarmente i musei, va al cinema o a teatro, il 14 per cento segue concerti di musica e il 9 per cento non si vergogna affatto di andare a ballare in discoteca o nelle balere. E sa anche tenersi in forma, visto che solo il 50,2 per cento non pratica nessuno sport o attività fisica, ed il 5,9 per cento lo fa addirittura in
modo continuativo.

La riscoperta dei piaceri della vita dopo i sessanta è sicuramente merito anche dell´allungarsi dell´età media, che per le donne sta avvicinandosi agli ottant´anni. Restano però alcuni luoghi oscuri, legati soprattutto alla solitudine e al basso reddito. Si sente sola, infatti, una ultrasessantenne su tre, mentre per gli uomini si arriva appena al 10 percento. E l´80 per cento delle pensioni di più basse (sociali o di reversibilità) sono intestate alle donne, colpa di un inserimento lavorativo tardo e più modesto.


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