Solidarietà: è boom per i

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Mille lire al giorno possono salvare una vita. E´ la cifra richiesta da molte delle associazioni no profit che si occupano di adozioni a distanza. Un fenomeno abbastanza recente ma che sta cavalcando l´onda di un boom senza precedenti. Tanto che ogni anno si raccolgono in Italia ben 1.500 miliardi a questo scopo. Tre volte tanto la cifra che il governo impegna per la cooperazione internazionale. Tanti soldi, quindi, che hanno fatto scattare richieste di mettere ordine in un settore tutto sommato molto anarchico e senza regole precise.

A sollevare il problema per primo è stato Luigi Fadiga, presidente del Tribunale dei Minori di Roma e autore del libro L´adozione, una famiglia per chi non ce l´ha (Il Mulino). Le cosiddette adozioni a distanza - ha scritto Fadiga - possono essere un gigantesco business che, quindi, può facilmente destare l´interesse di imbroglioni e di persone prive di scrupoli, pronte a speculare sulla fame nel mondo e sul buon cuore degli ingenui. Ecco perché Fadiga per prima, ma anche altri volontari impegnati del settore, vogliono cambiare nome in sostegno a distanza, per non confonderlo con l´adozione internazionale vera e propria.

Il sostegno a distanza, infatti, consiste essenzialmente in un´offerta destinata ad un determinato bambino bisognoso, spesso di paesi del Terzo Mondo ma anche, come è accaduto di recente, del Kosovo. La cifra varia da associazione e associazione, dalle mille lire al giorno chieste dall´Associazione Mago Sales di Torino alle 50 mila mensili dell´Avsi sino alle 100 mila degli Amici dei Bambini di Milano. L´offerta fa versta tramite accreditamento bancario o con versamento in posta ed è solitamente richiesta una continuità nella donazione, minimo per tre anni. In cambio i genitori a distanza vengono regolarmente informati della situazione del piccolo aiutato.

In Italia esistono circa 400 organizzazioni che realizzano progetti di sostegno a distanza che hanno in atto non meno di 500.000 adozioni di bambini dei Paesi più poveri del mondo donando ogni. I problemi sorgono da una parte sul controllo che le cifre versate arrivino davvero a destinazione. Alcune organizzazioni trattengono il 5 per cento per pagare le spese vive di segreteria (invio foto dei bambini, lettere, etc.), ma qualcuna arriva anche sino al 40 per cento, come ha denunciato Simonetta Frabboni, presidente di Baby nel Cuore, dalle pagine di IoDonna. Dall´altra parte, spesso, le adozioni a distanza possono essere anche viste come una scorciatoia verso le adozioni vere e proprie.

Per risolvere queste situazioni anomale è stata istituita una commissione per individuare le linee guida e suggerire precise regole per questo settore. Ed anche la Comunità Europea si sta movendo in questo senso. E voi, che ne pensate del sostegno a distanza? Rispondete al nostro sondaggio o dateci un parere in message board.



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