Sport: doping amatoriale.

Cultura - Attualità





C’è un doping da prima pagina, quello che tocca i professionisti dello sport, dai calciatori di serie ai ciclisti, ed uno più nascosto, che vive di traffici illeciti nelle palestre e nelle piccole associazioni sportive amatoriali, ma con numeri da far spavento. In un clamoroso intervento allo scorso Social Forum europeo svoltosi a Parigi, l’ex allenatore di atletica e dirigente Coni Alessandro Donati, accompagnato nell’occasione da don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione “Libera” e del “Gruppo Abele” ha messo alla luce un fenomeno dalle proporzioni sinora sconosciute: ben 400 mila italiani fanno uso di sostanze proibite per migliorare le proprie prestazioni fisiche.



Sostanze come le famigerata eritropoietina (Epo) , l’ormone della crescita (Gh), i vari anabolizzanti ma anche nuovi arrivi come l’insulina o prodotti “stimolanti” come il Modafinil. Che dalla tasche di trafficanti senza scrupoli (spesso provenienti dal mondo della criminalità organizzata) arrivano in mano ai cosiddetti “atleti della domenica” , come i cicloturisti, o a tutti quelli, e sono davvero tantissimi, ossessionati dalla cura del proprio corpo e capaci a tutto pur di aumentare massa muscolare e capacità fisica. Con rischi elevatissimi per la salute: dai tumori a gravi squilibri ormonali (nella ex Germania Est alcune atlete sono diventate uomini per l’uso forsennato di anabolizzanti), oltre a danni irreversibili al sistema nervoso e a quello epatico.



Un fenomeno con un giro d’affari annuo di ben 650 milioni di euro, cui ne vanno aggiunti 1,5 miliardi per gli integratori, che spesso non contengono soltanto vitamine. “Calcolando quanto avviene in altri Paesi come Inghilterra e Germania - ha spiegato Donati - è possibile stimare in 2,1 milioni gli abitanti dell´Europa occidentale che ricorrono a sostanze dopanti. Tutti i mass media danno ampio spazio ai grandi atleti dopati, ma il cattivo esempio ha prodotto proseliti in modo silenzioso ed inesorabile ed ora possiamo dire che almeno il 10-15% delle palestre è a rischio, per un totale di 300.000 praticanti, ai quali vanno aggiunti altri 100.000 legati invece a sport amatoriali”.



E sotto accusa sono finite anche le aziende farmaceutiche produttrici di questi farmaci che, interessate ad incrementare il volume complessivo delle loro vendite, secondo Donati hanno deliberatamente posto in commercio un surplus di prodotti superiore anche di 6 volte alle reali esigenze terapeutiche: “Nel 2000, in Italia, le vendite di Epo hanno fruttato 300 miliardi di lire, il doppio rispetto a tre anni prima, mentre quelle di Gh hanno fruttato 200 miliardi. Si tratta di cifre, in preoccupante crescita, che non trovano alcuna giustificazione nel numero di malati esistenti nel nostro Paese che hanno davvero bisogno di questi farmaci. Dunque è ipotizzabile che questo surplus vada a rifornire gli sportivi”.


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