Tacchi vertiginosi, perchè soffrire?

Medicina - Attualità



“A partire dai modelli con platform e tacchi vertiginosi che si vedono quest´anno nelle vetrine: il baricentro è spostato e camminare su queste calzature, piuttosto pesanti, altera la postura ed espone al rischio di distorsioni; oltretutto questi modelli, con un rialzo notevole per l´avampiede e tacchi davvero altissimi, non sono flessibili: la postura è alterata a lungo. Insomma alcune di queste scarpe rischiano di regalare, oltre ai problemi alle estremità, anche un bel mal di schiena”. Da un estremo all’altro… e le ballerine? “In questo caso l´assenza totale di tacco non aiuta la postura. Il rischio è quello di ritrovarsi con un´estremità ‘bollita’, con vesciche e spellature.”

Si sa che in medio stat virtus, e allora via libera a calzature aperte ma capaci di contenere bene il piede, con un tacco di 4 o 5 centimetri, senza stringhe o lacci che costringano le dita.

Rinunceremo facilmente a trampoli e “stiletti”, ai tacchi di varie forme che, vissuti con amore/odio dalle donne, da 500 anni almeno esercitano il loro fascino sulla maggior parte degli uomini? Secondo alcune fonti, il primo tacco alto è stato infatti indossato nel 1507 da Monna Lisa per volere di Leonardo da Vinci, che voleva  ritrarre una figura più slanciata e sensuale.


L´invenzione dello stiletto, tanto amato dalle fashioniste dei nostri tempi, risale invece agli anni ´50, e il primo paio di scarpe con il tacco di questo tipo fu realizzato da Roger Vivier per Dior.

Ma si può sopravvivere su tacchi 12 cm?

Se volete una risposta a questa domanda, vi consigliamo di leggere Lost in Fashion (o la moda o la vita), il primo romanzo della fashion writer Silvia Paoli, di cui vi anticipiamo qualche passo.



“Se vi chiedete come è possibile che una fashion writer possa portare disinvoltamente tacchi di 12 cm mentre una donna normale non ce la può fare (lei fa la spesa, corre a prendere i bambini e via dicendo), la risposta ve la do io: perché sta tutto il giorno seduta.”



“Sono diversamente abile. Porto le scarpe diversamente dagli altri. Per non camminare.
Quando vado a pranzo con colleghi uomini, devo per forza dichiarare la mia disabilità.
«Ragazzi, non correte!» «Non stiamo correndo.» «Ho i tacchi!»
Loro si bloccano e prendono un passo languido, che significa: le donne sono esseri indifesi, incapaci di provvedere a se stesse (e di camminare). È assodato che le conquiste del femminismo sono state affossate dall´affermarsi dello stiletto, che ci ha riportato a una consenziente dipendenza dal (braccio) dell´uomo. Almeno quando dobbiamo attraversare la strada e sta per arrivare un autobus di linea.”


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