The iron lady

Cinema - Film
LA VITTORIA DI MERYL STREEP CON THE IRON LADY

LA VITTORIA DI MERYL STREEP CON THE IRON LADY

 

Distribuito in Italia dalla BIM, The Iron Lady (scritto da Abi Morgan e diretto da Phyllida Lloyd) non è tanto un film su Margaret Thatcher, ex Primo Ministro britannico, quanto su un periodo particolare della sua vita. Un momento, anzi. Quello più intimo e privato, in cui l’Iron Lady non è più personaggio politico, e perciò inevitabilmente anche pubblico, ma semplice essere umano, donna. Di più: donna che affronta e vive la sua terza età, sospesa tra solitudine (interiore) e ricordo. L’intera pellicola ruota attorno al presente, che però qui si fa viaggio nel passato, con raro se non nullo spazio per il futuro.

 



THE IRON LADY SVELA IL NUOVO VOLTO DI MARGARET THATCHER

THE IRON LADY SVELA IL NUOVO VOLTO DI MARGARET THATCHER

 

La donna Margaret, magistralmente incarnata da Meryl Streep, vincitrice del Golden Globe 2012 e dell´Oscar come migliore attrice, che divide ancora le sue giornate con il marito Denis (ormai defunto), interagisce ed interloquisce essenzialmente con due figure, segno e simbolo della stessa linea del tempo: la figlia Carol (interpretata da Olivia Colman), preoccupata per l’aria talvolta assente e svagata della madre, che sembra vivere più di passato che di presente, ed i membri del suo staff, che sembrano percorrere e vivere le stanze della sua casa di Londra, in Chester Square con passo felpato e silenzioso, timorosi di dover interrompere quel dialogo che è amore, dolore e passione al contempo, vissuti da un’anima che incontrando sé stessa non può non fare gli ultimi conti con sé e con la sua stessa vita. 

 

 


 

 

La lady di ferro, la donna che si è imposta ad un mondo fortemente egocentrico e maschilista, facendo sentire le proprie idee oltre che la propria voce, adesso fa quasi tenerezza: ha acquisito i movimenti lenti e morbidi di una quotidianità semplice e tranquilla, fatta di piccoli gesti abituali e di micro-ribellioni (come lavarsi da sé la tazza della colazione o protestare per l’appuntamento dal medico quasi impostole dalla figlia), parlando ora forse più con gli occhi che con la voce. Ancora libera e indipendente di quella forza morale che ha sempre caratterizzato tutta la sua esistenza, Margaret si accinge a recidere quel filo che è forse l’ultimo crocevia: il guardaroba di Denis (ruolo affidato a Jim Broadbent), tra giacche, pantaloni e scarpe.

 







 

Vestiti che non sono più tali, né possono esserli, al cuore di chi si accinge, probabilmente, a scoprire i propri ultimi anni di vita – e lo sa. E soffre per le promesse di visita non mantenute dal figlio, mentre ripercorre l’intero suo mondo tra filmini, persone, parole, eventi e musica del passato, cercando il coraggio di lasciar andare (il marito, la donna che fu, la carriera, il prezzo pagato per la sua ascesa politica e per la successiva discesa, molto simile alla sconfitta) e, al contempo, quello di mantenere viva e intatta in sé la memoria del sentimento, soprattutto quello riservato alla famiglia e a quella sfera. Memoria del sentimento che, lei lo sa, può scivolarsene via con i suoi 80 anni, che sente premere addosso, ogni giorno ed ogni istante di più. Immagini, colori, suoni, odori, profumi e rumori che lei ancora trattiene a sé, segno di una parte non solo della sua vita ma del suo stesso essere. Assieme a Denis e ai loro figli, famiglia intima e privata, nonché al mondo politico, sorta di famiglia pubblica, che pure intacca e ferisce.

 

 



ADDIO A DENIS 

ADDIO A DENIS 

 


 

Chiuso l’ultimo sacco (di scarpe) e controllata l’ultima valigia (di abiti), Margaret dice infine addio a Denis – addio che assume i contorni dell’arrivederci, in vista di una possibile riunione oltre vita. Il film, dall’ottima fotografia, anche d’atmosfera, si chiude con la stessa scena dell’inizio, solo che ora la stanza è vuota e la luce passa dalla sua più intensa luminosità al suo più forte e nero buio, che oscura l’ambiente e accompagna il chiudersi della porta della camera di Margaret, che dopo essersi soffermata in cima alla rampa di scale, scuote la testa, si gira e torna indietro, come ad aver cambiato idea. Più fragile e più forte che mai nello stesso tempo, sempre cosciente di ogni sua decisione così come di ogni sua azione. Non ci saranno più il suo Denis e le loro piccole scaramucce, ma c’è ancora lei – ed il senso di una vita che non può morire con lui, giacché ancora non è tempo. 

 

 

A cura di: Michela Albanese

 



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