Tra le lenzuola tempi troppo corti

Psicologia - Sesso



Secondo i dati raccolti durante l’ultima settimana di prevenzione andrologica è il disturbo sessuale più diffuso tra la popolazione maschile italiana. Di eiaculazione precoce soffre infatti il 25 per cento (6 milioni circa) degli uomini sessualmente attivi, per i quali finisce per rappresentare un vero e proprio ostacolo nel rapporto di coppia.


Chi soffre di eiaculazione precoce non riesce a tollerare la tensione erotica e quindi è incapace di riconoscere e controllare il riflesso eiaculatorio. Pur essendo così frequente, tale disturbo è complesso da definire: non esiste infatti uno standard di normalità nel tempo di durata, in quanto anche il tempo in cui la donna raggiunge l’orgasmo è estremamente variabile.


Nella diagnosi di eiaculazione precoce vanno tenuti in considerazione differenti fattori, quali l’età del soggetto, il periodo di astinenza sessuale che ha preceduto il manifestarsi del disturbo e la novità del partner sessuale. Le cause possono essere organiche, legate ad una precisa condizione fisica (diabete, malattie neurologiche, interventi chirurgici nella zona lombo-sacrale, infiammazioni o traumi dell’uretra e della prostata), oppure, molto più spesso, psichiche. L’ansia di offrire una prestazione all’altezza di una nuova partner, l’atteggiamento ostile della compagna o anche emozioni troppo intense giocano un ruolo importante e possono far sì che il fenomeno torni a ripetersi.


Il disturbo rischia di causare all’interno della coppia un progressivo allontanamento: può subentrare, infatti, l’ansia di ripetere l’atto sessuale anche se controvoglia o, al contrario, il calo del desiderio e la rinuncia della partner al coinvolgimento emotivo.


Il problema, quindi, va affrontato seriamente, poichè l’ansia da prestazione che spesso porta con sé, può trasformarsi in impotenza. Fortunatamente i trattamenti terapeutici, mirati alla correzione dell’eventuale patologia di base, sono molto migliorati. In presenza di infiammazione uretrale o prostatica è indicata una terapia antiinfiammatoria o antibiotica. Se invece il disturbo è di origine psicogena, può essere affrontato attraverso la somministrazione di farmaci serotoninergici o antidopaminergici, che ritardano o annullano l’eiaculazione. La terapia va comunque sempre associata ad un sostegno psicologico e all’uso di particolari tecniche comportamentali, come il metodo Kaplan dello stop and start o la compressione del glande.


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