Vacanze: i babyviaggiatori

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È tempo di vacanze. Non solo per gli adulti, ma anche per i più piccini, che, terminata la scuola, si trovano a dover fare i conti con tanto tempo libero da impiegare divertendosi e facendo nuove esperienze. In città, al mare, in montagna, in Italia o all’estero, tutti i genitori possono trovare soluzioni capaci di soddisfare le esigenze più disparate e far vivere ai propri figli la prima esperienza fuori casa in tutta sicurezza. Dallo sport ai corsi di lingua, dalle escursioni all’archeologia, dalla musica al puro divertimento.



Quelle che un tempo erano conosciute come colonie estive, oggi si chiamano “campus” e registrano ogni estate adesioni esponenziali: lo scorso anno le riserve del Wwf hanno accolto circa seimila ragazzi, ai quali ogni estate propongono soggiorni di almeno una settimana nelle aree protette di tutta Italia. Il programma prevede escursioni e attività di gruppo a contatto con la natura e gli animali. Simili i campi avventura della Lipu (Lega italiana protezione uccelli), che organizza escursioni e trekking estivi per bambini e ragazzi, e i soggiorni proposti da Aki (Associazione italiana kinderheim), che gestisce case di vacanza in località di mare, montagna e collina grazie alla collaborazione di personale qualificato in campo educativo, per vacanze all’insegna dello sport, delle attività manuali ed artistiche, dei giochi.



A tutti i giovani amanti della musica, l’associazione milanese Musicopoli dedica invece le sue “vacanze artistiche”, divise in fasce di età: per bimbi dai sei ai tredici anni una o due settimane da trascorrere tra lezioni di ginnastica, ballo, canto, teatro; per i più grandicelli (dai diciotto ai ventiquattro anni) una vacanza studio a Cordoba, per avvicinare usi e costumi della Spagna del Sud. Musica da camera, lezioni di pianoforte, chitarra e flauto sono promosse anche da Legambiente, che insieme alla scuola Bela Bartok, organizza un campo per ragazzi dagli otto ai sedici anni nella spendida cornice del parco del Velino in Abruzzo.



Ci sono poi le tradizionali e richiestissime vacanze studio all’estero, che per i bambini dai dieci undici anni in su si rivelano quasi sempre una positiva esperienza di apprendimento e socializzazione. Per affrontare con maggiore sicurezza la prima esperienza all’estero, l’ideale è partire con qualche amico o compagno di classe ed associare alle lezioni anche momenti di svago. In questo caso a chi rivolgersi? Buone garanzie vengono offerte dagli enti culturali ufficiali del Paese di destinazione. Il British Council, con sedi a Roma, Milano e Napoli, accredita gli Istituti inglesi che rispondano ad una serie di requisiti, mentre il Centre Culturel Français, presente a Genova, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Roma e Palermo, mette a disposizione l’elenco degli istituti riconosciuti dal Ministero degli Affari esteri. Il Goethe Institut, infine, organizza corsi di tedesco sulle montagne bavaresi per bambini dai nove ai dodici anni. Ha sede a Milano, Roma, Genova, Napoli, Palermo, Trieste e Torino. Per i più piccini si può optare per un corso di lingue non troppo lontano da casa: English in Italy organizza corsi di tre ore giornaliere tenuti da insegnanti madrelingua sul territorio nazionale, offrendo ospitalità completa.



Estremamente variegata si rivela quindi la gamma di proposte rivolte a chi volesse fare provare ai propri figli la prima vacanza senza genitori: molte, però, sono adatte a bambini che abbiano già fatto almeno una breve esperienza da soli. Gli psicologi dell’infanzia suggeriscono di procedere per gradi nell’affrontare la separazione, magari quando i piccoli hanno già trascorso fuori casa qualche giorno durante l’anno (a casa dei nonni o degli amici), oppure prediligendo luoghi facilmente raggiungibili in caso la nostalgia prenda il sopravvento. È necessario scegliere il momento e la situazione più opportuni e programmare la vacanza in modo che il bambino trascorra il proprio tempo con coetanei che conosce e con cui può socializzare. Se i figli non sono ancora entrati in età adolescenziale, quindi, meglio evitare situazioni in cui i più piccoli non siano già integrati col gruppo: il consiglio degli esperti è quello di rimandare oltre gli otto anni di età il soggiorno fuori casa superiore ad una notte. Ci sono poi altri fattori da considerare: la presenza di una sorella o di un fratello più grande, la capacità di relazione del bambino, il grado di attaccamento all’ambiente domestico e familiare, eventuali piccole manie, disturbi i bisogni notturni. È quindi consigliabile essere ben informati sugli organizzatori della vacanza, che devono sempre dimostrarsifigure predisposte, preparate ed esperte nel gestire i rapporti con l’infanzia. L’imposizione e l’insistenza da parte dei genitori ad un distacco, seppur breve, potrebbe infatti scatenare reazioni negative nel bambino e generare insicurezze negli anni successivi. La decisione quindi va presa nel momento più adeguato per tutti i soggetti coinvolti e, se le circostanze non sono mature, meglio rimandarla di un anno.




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