Vederci chiaro, per studiare meglio.

Medicina - Attualità



Quasi un milione e mezzo di bambini italiani in età scolare non si è mai sottoposto ad una visita oculistica (per il 70 per cento dei genitori non è necessaria) anche se due milioni e mezzo accusano arrossamenti agli occhi, affaticamento della vista o mal di testa proprio nelle ore scolastiche.



È quanto emerge da un aggiornamento dell’indagine della Commissione Difesa Vista che, da tempo, collabora con l’Istituto Piepoli per effettuare degli screening sul comportamento degli italiani nei confronti della salute degli occhi dei bambini. I dati attuali confermano una situazione di stallo: da due anni a questa parte, infatti, i risultati non migliorano. Sono ancora pochi i genitori che sottopongono i propri figli in età scolare a visite oculistiche.



L’inizio della scuola è un momento decisivo, bisogna partire con il piede giusto. “L´impegno scolastico”, conferma Massimo Trevisol, Ottico Optometrista e consulente della Commissione Difesa Vista, “comporta degli importanti consumi di energia psicofisica. Pertanto la condizione di buona salute generale, costituisce un requisito fondamentale. E l’efficienza visiva rientra a pieno titolo in quest’ambito”.



Le informazioni che uno studente deve recepire passano infatti principalmente attraverso gli organi di senso. I sistemi sensoriali più coinvolti sono quello visivo, appunto, e quello uditivo. È proprio per questo motivo che i problemi alla vista dei più giovani devono essere rilevati il prima possibile, al fine di evitare difficoltà d’apprendimento e quindi interferire con i risultati scolastici.



“Gli studi e l’esperienza clinica hanno ampiamente dimostrato quanto il successo negli studi sia correlato alla presenza di efficienti funzioni visive”, continua Massimo Trevisol. “La visione è un processo mentale che si esplica attraverso l´elaborazione degli stimoli che gli occhi inviano al cervello. Un problema nella decodifica di questi stimoli si riflette sul livello dei processi mentali e quindi del rendimento scolastico”. L’apprendimento viene facilitato quando si utilizzano bene entrambi gli occhi, quando le informazioni visive si combinano con quelle provenienti dagli altri sensi e questo insieme consente di intraprendere azioni rapide, precise e risposte corrette.



Chi vede male, studia meno. Ma come si fa a stabilire se è questione di voglia o c’è qualcosa sotto? Spesso l’organismo segnala le situazioni di disagio con: mal di testa, bruciore agli occhi, annebbiamenti della vista da vicino o da lontano, ancor prima che il difetto visivo sia rilevabile. “Quando il bambino o il ragazzo non vedono bene”, spiega Trevisol, “di solito assumono atteggiamenti posturali scorretti: come ad esempio testa e corpo troppo ricurvi sul banco, oppure tendono a posizionare il foglio su cui stanno scrivendo in modo obliquo. Indicativa, in alcuni casi, è l’impugnatura della penna: se è eccessiva la forza con cui viene tenuta suggerisce che c’è qualche difficoltà”.



Per salvaguardare la vista dei propri figli è dunque necessario sottoporli a controlli mirati, come invita a fare Maria Antonietta Blasi, professore associato della Clinica oculistica Università de L’Aquila e consulente Commissione Difesa Vista. “Visite regolari e tempestive, infatti, permettono di evidenziare problemi comuni e molto diffusi, come ad esempio la miopia, ma portano alla luce anche altri disturbi visivi come l’ipermetropia e l’astigmatismo e patologie quali lo strabismo, tipico dell’età pediatrica, o malattie di maggiore gravità, quali la cataratta congenita, che se unilaterali, potrebbero compromettere la visione in un solo occhio, lasciando, però, al bimbo l’uso dell’altro occhio e, quindi, non essere avvertite”. Una visita tempestiva permette di mettere il bambino nelle condizioni di iniziare la sua vita scolastica nel migliore dei modi! Ma una visita una tantum non serve a nulla, “i controlli vanno fatti a distanza di tempo variabile in base al difetto evidenziato ed alla gravità”, conclude la Prof.ssa Blasi, “potrebbero essere necessari ogni 3-4 mesi, oppure ogni 6 mesi. Se il bimbo non ha difetti evidenti, è comunque opportuno un controllo all’anno, perché spesso i vizi rifrattivi si manifestano negli anni successivi”.




Tag:


Presente in:

Medicina - Attualità

CONDIVIDI CON I TUOI AMICI E CONOSCENTI
Partecipa anche tu alla discussione *
Elenco articoli in archivio
Selezionare l'anno

(non ci sono ancora articoli in archivio per questa sezione)