Videogames: killer per gioco.

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Sevizie, omicidi, torture, decapitazioni. Sono gli ingredienti principali dei più venduti videogames del momento. E subito è riscoppiata la polemica sull’eccessiva dose di violenza, per fortuna solo virtuale, dei giochi di ultima generazione che però, grazie ad un realismo che ha raggiunto vette quasi cinematografiche permette un’identificazione nei personaggi sempre più spinta. A tal punto da indurre i giudici minorili a parlare di “istigazione al reato” riguardo a giochi come Carmageddon, dove vince chi investe più pedoni in una scorribanda horror sulle strade di una fantomatica metropoli.



La vicenda, in realtà, non è nuova. Ma sta raggiungendo livelli preoccupanti. Tra i videogames più venduti ci sono titoli come “Soldier of Fortune” , gioco di guerra di efferata violenza dove i soldati nemici possono essere uccisi nei modi più disparati, seviziandoli o squartandoli vivi, oppure “Medal of Honor” , equivalente iper-violento della pellicola “Salvate il soldato Ryan”, o ancora “Resident Evil” (20 milioni di copie vendute, la cui seconda edizione venne sequestrata in Italia nel ‘99), in cui il protagonista combatte contro degli zombi che muoiono solo dopo essere stati decapitati. Proprio in questi giorni Michele Bonatesta, membro della direzione nazionale di Alleanza nazionale e componente della commissione di Vigilanza sulla Rai, ha presentato un´interrogazione al presidente del Consiglio, chiedendo al governo di varare al più presto norme che stabiliscano l´assoluto divieto di vendita, almeno ai minori di 18 anni, dei videogiochi violenti e sessualmente inadatti.



“Il vero problema – spiega Matteo Bittanti, curatore del saggio “Per una cultura del videogames. Teoria e prassi del videogiocare” (Unicopli) – è che non si è ancora capito che, come al cinema, anche nel mondo dei videogame esistono dei generi, dall’horror al guerrafondaio, e che in base a questi vi sono titoli più o meno adatti ai diversi pubblici e alle diverse fasce d’età”. In realtà questo gia accade, visto che sulla confezione di ogni videogioco per obbligo di legge deve essere riportata una descrizione del contenuto, segnalando la fascia d’età consigliata.“Ma spesso i genitori – continua Bittanti – nella maggior parte le mamme, dicono le statistiche, quando acquistano un videogame non leggono le istruzioni”.



Proprio per aiutare i genitori in preda a crisi di coscienza, gli psicologi dell´Osservatorio Kids di Milano hanno realizzato un decalogo al corretto uso dei videogiochi, contenuto nel primo sistema di autocertificazione dei videogame per bambini al di sotto dei 12 anni della Atari (la casa produttrice del videogame Beyblade). Tra le regole consigliate, non fare giocare i bambini ai videogame al mattino appena svegli, né la sera dopo le 22; installare preferibilmente la playstation nel soggiorno (e non nella loro camera) per poter giocare con loro e al tempo stesso controllarli.



Il Moige, Movimento Italiano Genitori, ha invece proposto di apporre ai videogame particolarmente violenti il bollino rosso come in tv. Secondo la presidente Maria Rita Munizzi si dovrebbe utilizzare un bollino rosso per i videogiochi a contenuto erotico e violento, la cui vendita sarà vietata ai minori di 18 anni, arancione per quelli dai contenuti fuorvianti, vietati ai minori di 14 anni, giallo per la fascia di età che va dai 14-18. Il bollino verde significherà invece che il videogioco è accessibile a tutti ma ci sarà comunque l´indicazione dell´età più adatta.




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