Vita di coppia. in italia cambia e si evolve.

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Si allunga il periodo di fidanzamento, cambiano i luoghi in cui si conoscono i fidanzati; aumentano i ricevimenti e i viaggi di nozze, ma anche le convivenze prematrimoniali. Sono questi alcuni dei dati diffusi recentemente e ricavati dall’indagine Famiglia e soggetti sociali svolta dall’Istat nel 2003 su un campione di oltre 19 mila famiglie italiane.


Nel nostro Paese, il periodo di fidanzamento che precede il matrimonio dura mediamente 3 anni e 10 mesi, ma, nel corso del tempo tale periodo è aumentato sempre più: tra le persone sposate dopo il 1993, si protrae sino a 5 anni. Negli anni, insieme agli stili di vita, sono cambiati anche i luoghi che favoriscono l’incontro dei partner. Se chi ha contratto matrimonio fino alla metà degli anni Sessanta si conosceva soprattutto attraverso il vicinato, in case di amici o parenti e in occasione di feste di paese, per le persone sposate negli ultimi dieci anni al primo posto tra le occasioni di incontro ci sono le feste tra amici, seguite dalla casa di conoscenti o parenti, dall’ambiente di lavoro, dalla discoteca, dalla strada, dai luoghi delle vacanze e dello studio.


Altra abitudine, già consolidata da tempo, che si è incrementata negli ultimi decenni, è quella della convivenza prematrimoniale, che si configura sempre di più come un periodo di prova dell’unione. Se solo l’1,4 per cento dei matrimoni celebrati prima del 1974 era stato preceduto da una convivenza, tale quota raggiunge il 25,1 per cento dei matrimoni più recenti (1999-2003) .


Il matrimonio, corredato dal ricevimento a cui invitare un centinaio di persone o più e pagato in poco meno della metà dei casi da entrambe le famiglie degli sposi, e i viaggi di nozze costituiscono la scelta della maggior parte delle copie italiane.


Le prime (o uniche) nozze normalmente coincidono con l’uscita dalla famiglia di origine. Tuttavia, una
quota decrescente di coniugi sceglie di andare ad abitare, subito dopo il matrimonio, con almeno un
genitore (10,2 per cento) o entro un chilometro dalla casa di almeno un genitore (45,1 per cento). In questo caso l’intimità a distanza prende dunque il posto della coabitazione tra genitori e figli.


All’interno della coppia esistono alcuni motivi di discussione. Quelli più segnalati dalle donne sono il modo di spendere i soldi (57 per cento) e l’educazione dei figli (54,2 per cento). Altri argomenti di disaccordo sono il modo di impiegare il tempo libero, i rapporti con la parentela, la divisione del lavoro domestico. Le occasioni di discussione, infine, sono più frequenti nelle coppie non coniugate rispetto a quelle sposate.


I partner svolgono assieme molte attività, soprattutto nel tempo libero. Il gioco e le uscite con i figli
sono le occasioni che coinvolgono prevalentemente la coppia, seguite dal fare la spesa, dalle passeggiate, dal tempo trascorso con amici o parenti. Meno diffusa è, invece, l’abitudine di andare al ristorante o in pizzeria, di trascorrere il week-end fuori casa, al cinema o a teatro. Sono le coppie non coniugate a moltiplicare volentieri le uscite serali o i week-end fuori casa.


A livello di potere decisionale all’interno della coppia, la maggioranza delle donne ritiene di avere lo stesso peso del partner in molte delle decisioni che riguardano la vita quotidiana, ossia chi frequentare, cosa fare nel tempo libero, dove andare in vacanza e come educare i figli. Emerge invece una maggiore autonomia da parte delle donne nelle decisioni che riguardano la spesa quotidiana, le quella per l’abbigliamento e per la casa. Viceversa, sulle decisioni che interessano la gestione dei risparmi è maggiore l’autonomia decisionale degli uomini.


Motivo di pieno accordo tra la maggior parte delle coppie intervistate dall’Istat sono invece le scelte di fecondità, condivise solitamente da entrambi i partners, che concordano sul numero di figli desiderati. Se oltre la metà dei soggetti femminili che vivono in coppia dichiara che in totale nell’arco della propria vita desidererebbe avere esattamente due figli, circa un quarto di esse ritiene di volerne tre o più, con quote crescenti appunto tra le più giovani.


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